Considerando l'apertura alare e la frequenza del battito
delle ali, rapportate al peso, è scientificamente provato
che un coleottero non può volare... vola perchè non lo sa.

Facoltà di Ingegneria Aeronautica
Cambridge University

 

Questo è un argomento molto più delicato di quanto non paia, quindi lo prenderò prima dal lato più ovvio.
Il dubbio di avere certe doti, che siano intuito, capacità di analisi o preveggenza nel senso stretto del termine, è la responsabilità, che va di pari passo con la difficoltà di avere conferme o riscontri.
Il più delle volte le domande che vengono rivolte riguardano il passato ed il presente, chi influenza chi, perchè tizio fa tot cosa, e così via. Ora, rispondere è una responsabilità, per quanto l'altro dica che "è solo un gioco" alla fine il parere finisce comunque sul piatto della bilancia, con più o meno peso.
D'altro canto non dire qualcosa influenza parimenti l'andamento delle cose. Si può dire che l'astensione non esiste, ma se non altro arriva in aiuto il rovescio della medaglia. Ovvero che chi ottiene il parere poi deve decidere se si fida delle doti di chi gliel'ha dato, e se si se per caso non l'ha fuorviato in qualche modo o influenzato più o meno volontariamente (in media è meglio "chiudersi" ben bene quando si fornisce un consulto infatti) e così via, quindi alla fine la scelta se fidarsi e quanto fidarsi si aggiunge a quella precedente.

E' giusto dire a un amico che in capo 1, massimo 2 anni si mollerà con la ragazza che vuole sposare? E se uno glielo dice non incrementa il processo? Magari è meglio informarsi, gettare il dubbio, o cercare assieme alla persona le possibili cause senza forzare la mano... Io personalmente mi sono trovata in questa situazione e mi sono stata (vigliaccamente) zitta, in capo a 6 mesi c'è stata la predetta separazione, e c'è da dire che ha fatto solo bene alla persona in questione, passato il primo momento di dolore.  Ma ecco questo è giusto per fare uno dei tanti possibili esempi e bisogna sottolineare che non sempre arrivano conferme così evidenti di non aver danneggiato nessuno o addirittura d'aver fatto la scelta giusta.
Come sempre: tutti si trovano col dubbio di cosa consigliare a un amico, quando il proprio agire pesa *di più* la responsabilità cresce di conseguenza.

Ma ovviamente il vero avviso è un altro, è qualcosa di ovvio e sottile, qualcosa contro cui tutti prima o poi sbattono la testa ed a cui nessuno bada. E' un problema molto sottovalutato, che ha vari aspetti e sfumature, che è fra l'altro terribilmente sfuggente. In effetti sono tanti frammenti, che delineano una figura comune ma difficili da mettere a fuoco.
Uno di questi è in senso di estraneità, l'alienarsi. Per alienare intendo proprio l'allontanamento, l'etimologia "alienus = appartenente ad altri, che non è dei nostri". Ci sono innumerevoli miti che mettono in guardia dal voler "vedere" troppo, dal sollevarsi troppo, bisogna soffermarsi a riflettere sul perchè.
Non sono convinta che la conoscenza sia un male, al contrario, ma più cen'è più è difficile mantenersi "leggeri", ricordarsi che non si sa tutto, e che per quanto un evento ci possa apparire come l'ennesima cosa già vista è impossibile che sia identico agli altri.
Ricordarsi che anche quando si è scisso una cosa in elementi A+B+C il risultato non è ABC, ma qualcosa che ci assomiglia o forse no, le sfumature, i margini di approssimazione sono fondamentali, sempre. "Io so di non sapere" non è solo una battuta che fa ridere tutti gli studenti beccati impreparati, è un pensiero dal valore sottile, un invito al non smettere mai di imparare ed al non perdersi troppo sul serio.
Ancora una volta il sottile fra modestia (deprecabile), insicurezza (argh) ed eccessiva sicurezza e cecità è molto sottile ma al tempo stesso fondamentale. Essere arroganti, lo dico sempre, è fondamentale, ma altrettanto fondamentale è saper dosare, saper "spengere", saper ridere di sè stessi.
Il sole lo si può fissare per pochi secondi, più lo si guarda più a lungo durerà la cecità/la distorsione della vista. Questo anche per il famoso concetto che "per l'aquila tutti i conigli sono uguali" (ogni prospettiva porta con sè un pezzo della verità), per il fatto che la realtà non è unica e per la percezione della stessa.
Facciamo un esempio pratico... immaginate il muro di una stanza, poi un bambino che passa e lancia un bicchiere di tempera verde contro lo stesso, e poi disegnatelo.
La prima tentazione è di disegnare la macchia in modo particolareggiato, questo "dimenticando" che questa occuperò si e no 1mq (a dire tanto) quando il muro sarà sui 15mq circa. Questo per dire...?
Per dire che quando si vedono certi meccanismi è anche molto facile deprimersi, vedere "quanto poco basterebbe per cambiare certe cose", vedere "quanto schifo c'è". Quando poi i danni, gli aspetti meno piacevoli, balzano all'occhio la macchia sul muro bianco, ma ciò non toglie che quei 14mq rimanenti hanno il loro peso e valore! Sembrare di più, sembrare tanti, è relativamente facile, senza contare l'effetto "macchina nuova" (come si compra un'auto la città è "improvvisamente invasa" da veicoli dello stesso modello..... che prima non notavamo assolutamente).

Colui che vede rischia non solo un distacco dall'aspetto emotivo delle cose, ma anche da quello sensibile, dai dettagli prima dal mondo poi, nonchè delusione e disillusione completa.
Non è facile spiegare la via di mezzo di "equilibrio dinamico" cui occorre mirare, perchè "bloccare un fotogramma" della situazione rende una visione parziale e sbilanciata della cosa.  "Io so" è la frase rappresentativa per eccellenza del veggente (come dell'uomo di esperienza) e tutto ciò che mi può tornare in mente è la metafora di Platone e della caverna. Se prima si vedono le ombre delle cose, del tutto deformate, poi si può guardare il riflesso o le ombre proiettate a terra. Guardare le cose *direttamente*, aggiungo io, lo si può reggere solo per poco, come fissare il sole.
Mi viene in mente il personaggio di un film, un critico cinematografico annoiato dal suo lavoro perchè tutto è già visto, tutto prevedibile e infarcito di clichè scontati. Fatto sta che quando si tratta di individuare dei personaggi ed i loro ruoli riesce a indicarli con grande sicurezza e buone argomentazioni, ma li trova tutti perfettamente sbagliati, ed alla fine è l'unico che quando si trova coinvolto nella "storia" non riesce a seguirla, a venirne a capo. Forse l'entusiasmo e la curiosità sono la chiave, fatto sta che nel momento in cui si da per scontato di sapere già qualcosa, come andrà a finire qualcosa, che tipo di persona è qualcuno,  ci sono tanti piccoli campanelli d'allarme che saltellano furiosamente, ed è il caso di non lasciarli inascoltati. Forse è vero che la nostra mente è troppo piccola per contenere tutta la comprensione e la conoscenza, come dice il racconto su S.Agostino
(Agostino, che si lambiccava il cervello intorno al mistero della Trinità, avrebbe visto sulla spiaggia un bambino che giocava con una conchiglia, con cui attingeva l'acqua del mare e cercava di travasarla in una piccola buca. Gli sarebbe stato detto: tanto poco questa buca può contenere l'acqua del mare, quanto poco la tua ragione può afferrare il mistero di Dio.) Forse la realtà è semplicemente troppa e troppe cose contemporaneamente, per cui a cercare di tenerla tutta assieme e sempre, si diventa pazzi o ciechi o ambedue le cose.
Ci sono a dire il vero, momenti in cui semplicemente si sa, si conosce tutto ed ogni cosa è chiara, non esistono domande, dubbi. Ma è impossibile trattenerli, ricordare ogni cosa precisamente, tutto sfuma e si distorce, ed è un bene, come è un bene sapersi stupire o commuovere sempre, per qualsiasi finale, seppur prevedibile, di una bella storia.
 

Potrei e probabilmente dovrei chiudere così, ma lancio una piccola sfida.
Capita e non di rado, di vedere qualcuno che chiaramente agisce per ottenere un certo effetto quando è chiaro che inconsciamente desideri il contrario. Potete essere certi che, anche sapendolo, cambierà il suo modo di agire, o che basti semplicemente dargli ciò che "in realtà vuole" per farglielo accettare? o pensate potrà servirà fare qualcos'altro?
Io ovviamente la risposta la so, e posso anche motivarla, ma non ci sarebbe gusto.