Scegli Alpitour!
Reminiscenze pubblicitarie a parte, questa volta anzichè esporre una idea e citare gli esempi a sostegno citerò gli esempi per primi, e poi per l'idea si vedrà.

Caso numero Uno

Anni 60-70, un gruppo di alpinisti del CAI di Bologna si reca sul Pizzo Palù (3906 sul livello del mare) sul ghiacciaio. Tutti allenati da escursioni in territorio roccioso. Roccioso, non ghiaccio.
Si fermano a guardare il panorama ed a cenare, in incordata. La zona scelta era in realtà uno sperone di ghiaccio con sotto il vuoto. Sono caduti atterrano in svizzera, con un salto di svariate centinaia di metri, nessun sopravvissuto.
Non sono una montanara ma mi hanno spiegato che ad esempio l'incordata che si usa sui ghiacciai è molto più lunga di quella che si usa sulla roccia proprio perchè ci sono spesso ponti di neve e zone che possono franare e con una distanza di una decina di metri si può ragionevolmente pensare che se uno cade nel vuoto gli altri due siano su roccia solida e possano sostenerlo (senza contare l'effetto "peso distribuito")
 

Caso numero Due
Svariati "esperti" dopo un paio di lezioni sui funghi mangerecci spesso distruggono altri buoni, ma che non conoscono, e finiscono per cucinare zuppe più o meno letali, unadelle quali quasi costò la pelle a mio nonno. Una interessante variante accaduta a un conoscente è quella di essersi trovati in condizioni stranissime dopo un pranzo a base di zuppa di cicorielle selvatiche. Hanno in seguito scoperto di aver raccolto e cucinato una zuppa di rarissima mandragora. L'orto botanico ha guadagnato degli esemplari della sopra citata pianta, fortunatamente non c'è stata nessuna vittima.
Curiosamente tutti gli esperti di funghi che conoscono sostengono che bisognerebbe insegnare a riconoscere solo le 4-5 specie veramente velenose, dopo di che il resto al massimo avrà un pessimo sapore.

Caso numero Tre
Tutti coloro i quali si siano affacciati al magico mondo della cucina si sono sentiti dire, o peggio hanno letto su una ricetta, il temibile Q.B. (quanto basta) chiedendosi: ma quanto basta che? Ma che vuol dire? Ma.....????? Al terzo "ma" normalmente seguono svariati improperi. La cosa interessante è che una volta appresa una ricetta gli stessi soggetti tenderanno a "dimenticare" le fasi che ritengono scontate o le semplici quantità delle materie prime quando sarà il loro turno di riferire ad un terzo la ricetta, inoltre constateranno quello strano fenomeno per cui pur usando la bilancia tenderanno a correggere delle dosi caso per caso, a occhio.


Caso generico numero Quattro
In mare chi sa nuotare molto bene in piscina spesso è svantaggiato e si stanca molto più del previsto. Inoltre molta gente muore annegata mal calcolando l'effetto risacca nei suoi tentativi di tornare a riva. Sugli scogli chi non è abituato a scendere a mare spesso scivola sulle maledettissime alghette verdoline effetto "buccia di banana cosparsa d'olio" ma non solo, spesso procede spedito senza guardare se ci sono alghe urticanti o ricci (ma come ci riescono?!?). Ma in particolare io e chiunque conosca avvezzo al mare di scoglio appena sentiamo "toccare" da qualche parte ci ritraiamo a palla e poi guardiamo. Una mia amica all'avviso di stare attenta ha steso di scatto il piede, e siccome era un avviso per l'essere arrivata in zona dove si toccava, s'è conficcata nel piede una miriade di spine. In aggiunta a questo non essendo abituata a farsele togliere ha messo solo il disinfettante ed ha passato una notte con la febbre.

Caso numero Cinque
Alcuni anni fa, ad un concorso di salto ostacoli nazionale, un uomo portò le sue figlie a "guardare i cavalli". Passò con loro dietro un cavallo che aveva il fiocco rosso sulla coda e questo scalciò. Un istruttore molto bravo, nonchè padre di un mio amico, intuendo il pericolo si era gettato per scansare la bambina. Lei è viva, lui ha lasciato una vedova e due figli minorenni.
Per conoscenza: il nastro rosso si usa per segnalare che quel cavallo scalcia facilmente. Con l'eccitazione del concorso, lo sballottamento del viaggio, questi animali sono più nervosi del solito. I cavalli sono ciechi per 30° gradi davanti al muso e per 30° dietro i posteriori, intravedono ai margini del capo visivo qualcosa che entra nella zona d'ombra ed in natura chi lo fa è un predatore. Io personalmente non passerei dietro ad un cavallo che conosco senza averlo prima avvisato ed essermi fatta guardare.

 

Cosa voglio dire con questa carrellata? Chissà forse nulla.
Forse non vuol dire niente il fatto che al mare chi è più acquatico ed allenato di istinto come prima cosa controlli da che parte tira il vento e dove porta la corrente (ovvero dove finirebbe facendo il morto) ma al contempo sappia anche stare "in stallo" senza stancarsi, quando torna a riva sfrutti l'ondata e poi si metta in posizione da massimizzare la resistenza alla risacca senza però nuotare...
Forse non vuol dire nulla che uno abituato a trattare con un animale sappia intuire il suo stato (nervosismo/aggressività/paura/stanchezza...) dove l'altro non vede un accidenti di nulla.

Il fatto è che prima di entrare in un ambiente, in qualunque ambiente non ci sia proprio, è bene informarsi sui pericoli. Una volta saputo che questi pericoli esistono è molto, molto bene non dare per scontato che siano i soli / che conoscerli permetta di evitarli.
Io so quando passare dietro un cavallo al 95% non è pericoloso. Ma in linea di massima consiglio a chiunque di stare fuori portata perchè ci può sempre essere un cambiamento repentino, e la pelle è una sola. per contro quasi nessuno sa che è molto più facile essere morsi da un cavallo se ci si imbatte in uno stallone (o in esemplari bastardi) e che l'unica posizione sicura è o stare davanti toccando la fronte o di lato ad altezza spalla dell'anteriore (non può rampare, un morso lo si vede arrivare, i posteriori non raggiungono, stare di lato ma ad altezza pancia è a rischio per i "calci involontari" che possono dare quando scacciano le mosche dal basso ventre)
Dopo questa breve spiegazione siete sicuramente in grado di avvicinare un cavallo nel migliore dei modi. Potrei spiegarvi di guardare la posizione delle orecchie, ma anche quello non è indicativo, potrebbe averle indietro perchè cel'ha con voi o per muta minaccia al cavallo affianco che si protende per rubargli le attenzioni o per vattelapesca cosa.

Sapere di un pericolo aiuta a non mettere in pericolo sè stessi e gli altri. Un uomo è morto. Una gran brava persona. Due ottimi ragazzi hanno dovuto mollare la carriera agonistica e rimboccarsi le maniche per mandare avanti la famiglia. Non perdonerò mai il padre di quelle bambine. Quell'uomo è un assassino.

 

Pensate che siano casi fini a sè stessi o non imparentati?
In realtà quattro hanno lo stesso livello (potenziale o espresso) di pericolosità. Uno serve solo a indicare un rischio molto comune.
Si pensa che basti studiare qualcosa, che basti sapere. La verità è che senza l'esperienza... non la sostituisce nessuno. Quella capacità di valutare qualcosa "a occhio" che non si insegna in nessun corso, quella abilità di sentire il vento, il mare, la pendenza, prima che il cervello senziente abbia analizzato i parametri. Quella cosa che ci fa uscire e dire che c'è aria di pioggia senza una nuvola. C'è sensibilità, sesto senso, ma molta è manualità ed esperienza. C'è in tutto, in ogni cosa, dal ricamo all'automobilismo, dai lavori in pasta di sale fino al disegno.
Ecco, uno po' dire che "qualcosa non torna" in un disegno e l'altro noterà che è il viso troppo piccolo rispetto alle spalle. Io non sono minimamente capace di cogliere le avvisaglie della mia automobile ma bene o male mi hanno spiegato i rischi peggiori quindi temendo il peggio... agisco di conseguenza.
L'istruttore di scuola guida ci spiegò come aveva reagito lui trovandosi di punto in bianco coi freni rotti ad alta velocità e curva imminente, ovvero fondendo il motore ingranando la prima di forza "la macchina la ricompro, me stesso no". Lui ha avuto un ottimo istinto, lui ha avuto dalla sua l'esperienza, e ci ha dato la notizia nella speranza che davanti al panico il "sapere" aiuti supplendo all'inesperienza.
Ciò nonostante anche se so che i ponti di ghiaccio a volte si basano sul solido a volte no, non sarò mai capace come mia madre di stabilire a occhio, dal colore del ghiaccio, quale abbia la roccia all'interno.
Uno può aver letto di tutto e non essere preparato, non abbastanza. Uno può avere esperienza in un campo affine (la montagna) e morire (sul ghiacciaio) portando per altro sciagura ad altri (erano una dozzina più la guida...)

E come si forma questa esperienza?

Ed è infallibile? certamente no.
Ma non è in contraddizione? Io che dico peste e corna di seguire un maestro ora parlare della necessità dell'esperienza?
Io che dico sempre che non bisogna fare mai nulla che non si capisca ora sostengo che in certi casi un "so che è così" o un ordine brusco è bene seguirli, perchè non è detto che l'altro sappia cosa sta suonando l'allarme, nè tanto meno che ci sia tempo per analisi e verifiche.

No non lo è. Eppure è palese che nel caso del cavallo non si possa, all'urlo "levati di lì" aspettare un "ha un fiocco rosso il peso è spostato in un certo modo e ha le orecchie indietro e quindi..." come d'altra parte alle volte uno sa solo dire "quanto basta" e prepara lo stesso dei passatelli divinamente buoni, o magari di predice che a mezzogiorno verrà nuvolo e puntualmente quella cosa si avvera.

Allora?
Allora aggiungo legna (o fumo?) al fuoco e ricordo che il terrore che qualcosa accada aiuta a farlo accadere.

E quindi? se non aver paura è sbagliato e averne è sbagliato?

Rincaro la dose: spesso si riesce a fare qualcosa solo non sapendo che è difficile o addirittura impossibile da realizzare. "Sembra" alla nostra portata quindi ci riusciamo.

E ancora: c'è il famoso discorso dell'essere portati/destinati a qualcosa o non esserlo. Avere il "bonus" di aiuti esterni (guide, loa, angelo custode, animale guida...) o interni (memoria atavica) o non averlo.

E quindi che bisogna fare? tentare? non tentare? preoccuparsi? Informarsi? Cercare maestri? Cosa basta? Cosa è meglio?
 

Posso solo dire questo:
Esiste il modo giusto di fare le cose.
E' un dato di fatto che l'esperienza non si può vendere nè regalare
Gli unici suggerimenti che intendo dare sono "mai detto che trovare il giusto equilibrio o la giusta via da percorrere sia facile" e "io sono assolutamente a mio agio in mare, pur conoscendone i pericoli e rispettando la sua forza. Io non sono altrettanto a mio agio in montagna e mi muovo in punta di piedi, fra pericoli e sfumature che sfuggono alla mia portata."

Buon Lavoro