Inglesismo o traduzione imperfetta. O forse traduzione più esatta del concetto di partenza?
Mah. Fatto sta che l'argomento di questa pagina è uno ed almeno duplice. Il Giudizio. Il che comporta che ci sia anche un Giudice.

Ma cosa si giudica? C'è che è giusto e ciò che è sbagliato? ed in base a cosa? No no. Questo non è il caso di farlo, o almeno, non ancora. Bisogna stabilire ciò che è e ciò che non è innanzitutto. Banale? Affatto. La maggior parte delle volte non lo si fa, si prendono le cose per approssimazione o per comodità.
Ma non ci si può permettere questo per una serie troppo lunga di ragioni (che non starò a elencarvi... se non capite nemmeno di vedere le cose per ciò che sono realmente e non per ciò che sembrano o peggio, ci fa comodo/temiamo siano....)

Vi suona che questo argomento si parente all'arte del perchè? è in effetti figlio, o fratello maggiore, insomma, son collegati in modo saldo e indissolubile.
Ci vuole una bravura eccelsa, che non è nè quella del sezionatore nè quella dell'empatia.
Si prende, si scompone, si guarda, ci si entra dentro, e si riesce. Si guarda assieme da dentro, da fuori, l'insieme e le parti. Contemporaneamente.

Mi permetto di prendere a prestito le parole (stupende) di De Andrè.

 

Uomini senza fallo, semidei

che vivete in castelli inargentati

che di gloria toccaste gli apogei

noi che invochiam pietà siamo i drogati.

Dell'inumano varcando il confine

conoscemmo anzitempo la carogna

che ad ogni ambito sogno mette fine:

che la pietà non vi sia di vergogna

[...]

Giudici eletti, uomini di legge

noi che danziam nei vostri sogni ancora

siamo l'umano desolato gregge

di chi morì con il nodo alla gola.

Quanti innocenti all'orrenda agonia

votaste decidendone la sorte

e quanto giusta pensate che sia

una sentenza che decreta morte?

i De Andrè. Bene, a prescindere dal senso che potranno avere per voi (e dubito sia molto) e dai gusti musicali, riacchiappo proprio il primo rigo: "Uomini senza fallo".
Ecco a voi una categoria che non potrà mai essere giudice. E non, come potrebbe venir subito di pensare, perchè chi non sa riconoscersi colpevole è inadatto a giudicare altri (chi è senza peccato scagli la prima pietra...) no no. Anche per questo, ok ma principalmente per un'altra cosa. Per l'essenza del Giudice.
Stacco un attimo il tono colloquial/divulgativo e chiedo l'aiuto dalla regia, ovvero ciò che ho scritto sul mio... beh se vi piace chiamatelo libro delle ombre, io preferisco Appunti di Viaggio.
Giudice: non ci si può sottrarre dall'esserlo, almeno per sè stessi e di conseguenza dell'intorno. Ma quando? Pietà, fermezza, equità. Possono convivere? Devono farlo, in una alchimia che li modifica ed assembla in più stabile forma. Così stabile da potersi adattare senza mutare la propria sostanza.
Una delle poche cose che trovo ammirevole del cristianesimo è il Dio che si fa Uomo per capire e mparare. Imparare il perdono. imparare a giudicare.
Un Giudice che scende nella polvere, si affianca vedendo dagli occhi dell'imputato il fango e poi dall'alto la via e le cose che gli erano precluse alla vista prima. Provare in prima persona per poter giudicare.
Rischio: il fanatismo.
Odiare quella cosa per sè, considerarla una macchia, estirparla e giudicare sè stessi negli altri.
[...] Bisogna conoscere fino in fondo, capire, vivere. E poi lasciare e non cadere nell'indulgenza, ricordare che le scusanti non sono tutte uguali, che una colpa è sempre una colpa. Eppure c'è differenza fra chi ha capito, chi ci prova ed è a metà, e chi no.
Se fosse tutto Bianco o Nero a che servirebbe un Giudice?

Naturalmente non è tutto qui, ma direi che è una buona base.
Cosa c'è ancora?
Si può finire ad accorpare argomenti affini, creando da due cose abbastanza giuste un errore colossale
Si possono trarre le conclusioni sbagliate da fatti giusti
Si possono dire di conseguenza cose giuste infilandosi assieme roba che non c'entra nulla ed ascoltare un discorso di questo tipo perdendosi le cose giuste perchè la maggior arte sono fuori contesto o sproporzionate
Si possono sbagliare le proporzioni delle cose
Si può voler ignorare che una certa cosa può convivere con un'altra, finendo a cambiare le ipotesi ed i dati piuttosto che la tesi, o cambiando il risultato quando invece andava solo ampliato.
Ci si può fare metro di misura.
Si può assimilare una persona ad un'altra (inconsciamente o meno) attribuendone difetti & pregio sulla base di alcuni atteggiamenti simili o uguali.
 

In realtà la maggior parte di queste cose si intrecciano saldamente con il discorso del linguaggio. Eh si il linguaggio non è solo di parole ma anche di azioni, di atteggiamenti, gi desti e posture.
Per chiarirlo devo ricorrere necessariamente ad esempio. Per me sono concetti assodati, figure e forme, colori e sapori. Non posso renderli in simboli.

Una persona può ragionevolmente ritenere che quando vuol bene ad una persona, autonomamente e non perchè "è stato convinto che sia giusto fare così / sia in linea con la tale religione/ filosofia / manuale di buona condotta"... insomma questo qualcuno  è certo, si sente dentro che deve agire in un certo modo. E' giusto tenere un contatto con l'altra persona, aiutarla se ha bisogno, essere reperibili, cercare di capirla.
Bon.
Fa amicizia con la persona "pippo" che gli risulta simpatico, intelligente, sincero, un buon amico.
Passa il tempo e si accorge che se non chiama lui pippo, pippo non lo chiama, magari lavora, magari fa addirittura altro.
Tragedia è delusione, allora si è sbagliato a giudicare pippo, pippo è un menefreghista magari anche approfittatore...
STOP e passo indietro.
Tenersi in contatto con una persona è indubbiamente cosa buona e giusta. Senza essere assillanti, anche solo uno squillo al giorno, un sms o una mail, una telefonata alla settimana o che. Immagino ne converrete tutti. Si dimostra che si è vicini, si è reperibili in caso di tragedie...
Ok.
Converrete anche con il fatto che capiti che una persona faccia così perchè ama sentirsi importante per l'altro. Ama avere la sensazione di controllo, sapere cosa gli succede, sentirsi il migliore amico.
Bon, torniamo al nostro pippo.
Magari per pippo è normale essere assenti (nonostante gli faccia piacere la dimostrazione del nostro qualcuno di farsi sentire spesso... o magari gli piace perchè ha capito cosa simboleggia per l'altro, sebbene come cosa di per sè gli darebbe fastidio) ma è abituato che appena un amico lo chiama corre e si fa in 4 in 8, in 24 per lui, molla tutti i suoi cavoli e si dedica anima e corpo a quella persona.
Allora pippo è tanto male? Era così sbagliato giudicarlo un buon amico?

Altro caso: tale persona è buona cara bla bla bla. Però mentre il caro Cippirimerlo è capace di capire lo stato d'animo di Picchio al primo sguardo, di andare oltre le parole e anche oltre la stessa comprensione di Picchio... questo gli vuole un bene dell'anima, ma ha l'empatia di un mattone ben lanciato. Se l'altro gli dice "sto bene", anche se ha una faccia da gattino-della-barilla-sotto-la-pioggia Picchio gli crede.
Al che il buon Cippirimerlo arriverà a dire "ma insomma io ti capisco sempre e tu mai?" E Picchio cadrà dal pero, che a sua volta era su un altro pero, stazionato sulle nuvolette rosa.
Non tutti sono uguali, non tutti hanno le stesse capacità e tanto meno lo stesso metro di valutazione. Si può Conoscere lo stato delle cose e poi decidere. Se ce lo si tiene, o se non ce lo si tiene, Consapevoli della realtà.
Come dice la tizia di Labyrnth: "no, non è giusto, però è così che va"
Alla fine sicuri che Picchio non abbia nessuna dote che compensi questa sua mancanza? Se si: bisogna smettersela di menarsela con "quanto sarebbe bello se avesse anche questa". Se no, ci vuole l'onestà, intellettuale e non solo, di chiudere o ridurre i rapporti. Non tutti sono all'altezza.
E non parlo delle aspettative, parlo delle necessità, di noi.
E no, "altezza" non è per superbia. E' intesa proprio come collocazione sbagliata, senza una scala di valore o preferenza. Vale di più un cuculo di un mamba nero? Più una cinciallegra di un delfino? Più un... Beh insomma ci siamo capiti. Vivono ad "altezze sul livello del suolo" diversi, e pure volendosi forzare a convivere starebbero male. Oltre a non esser ciò che serve all'altro. Non essere il suo mondo.
Magari poi un corvo starà benissimo chiacchierando e osservando di tanto in tanto una marmotta, ma lui starà bene stando il 90% del tempo in aria o fra i rami, e quella sottoterra. Nel momento in cui staranno insieme sul suolo nulla toglie che si trovino bene ma... al tempo stesso se passassero più del 10% del loro tempo al suolo starebbero male.

Sempre su questo filone di metafora (gente, se siete qui siete stati abbondantemente avvisati sul mio modo di esporre le cose eh? poche chiacchiere) c'è il settore "ciò che serve ed è buono".
Si si, è sempre un giudizio.
Diciamo che avete un gatto in casa, siete seduti alla finestra a guardare un meraviglioso tramonto e mi mangiate con gusto un gelato buonissimo al cioccolato (frega niente, fate finta che vi piaccia). L'istinto è quello di condividere con il caro amico, la persona/essere cui si vuole tanto bene, i momenti e le cose che piacciono, che rendono felici, i propri tesori.
Allungate un pezzo di gelato al cane, con l'effetto che:
a) probabilmente soffrirà prendendolo in bocca perchè è gelato
b) i dolci gli fanno malissimo.
Chiaro cosa intendo? No?
Il primo istinto quando c'è qualcosa di davvero bello per noi è condividerlo, specie con chi riteniamo per certi versi affine.
Ma non è detto che la nostra soluzione sia quella giusta per lui/lei. Non è detto che da quel film, da quel libro, caverà le stesse cose. Potrebbe non essere adatto, non essere il momento. Io stessa ho ripreso in mano successivamente certi libri o canzoni che lì per lì non mi dicevano nulla e poi... *illuminazione*.
Anche questo è un tipo di giudizio, capire cosa fa bene, cosa è nello stesso linguaggio, e ricordare che la coincidenza perfetta... non dico che non esiste, ma è unica al mondo. E la coincidenza in alcuni campi.... chiaro no?

Ma torniamo ai giudizi più classicamente intesi.
Prima di andare nella parte un po' più cavillosa esaminiamo un caso molto banale e comune.
Se la tal persona è così, e sono certa che sia così, non può fare cosà.
Ed il diretto figlio: io non sono questo tipo di persona, non posso aver fatto questo!
Ora il bello è che la maggior parte della gente che approderà qui sarà convinta di esser pagana, di aver abbracciato la religione dove gli opposti si abbracciano ed uniscono nel cerchio, dove convivono, dove c'è una divinità che è creatrice e distruttrice assieme....  e poi si perdono sulla pratica più banale.
Innanzitutto esser laureati in matematica non garantisce di non sbagliare mai un conto. Ma piuttosto che decidere che se il nostro risultato non concorda con quello che abbiamo ricevuto allora quello è sbagliato.. si può anche cercare di capire dove è il nostro errore, o magari solo ammettere che siamo cotti di sonno ed è ora di andare a nanna. No?
Stessa cosa. Se uno ha sempre portato la taglia 46 e dopo un intervento ha preso 20 kg, e si ostina a volere la 46, gli si dà del pirla no?
Bien. Mi è capitato di far notare come si stesse avendo una certa reazione di emotività incontrollata, e sentirmi dire "no ma io non sono così, io ho sempre controllato la mia emotività sarà altro".
Ok, potrebbe essere altro, ma se una cosa ha tutte le caratteristiche di quella reazione.... perchè escluderlo a priori?
Oppure, altro classico "mi veniva di essere aggressivo, ma io sono una persona protettiva, non potrei aggredire mai quelli cui voglio bene, quindi questa cosa non va bene".
Bella negazione della realtà, ma sono tutte a livello dei casi di cui sopra.
Si potrebbe arrivare a scoprire, in modo indiretto, che una cosa che credevamo assodata non è vera, o magari che due realtà contraddittorie possono coincidere benissimo, anzi, scava scava, essere meravigliosamente complementari e spiegarsi l'un l'altra.
Ehy, ma il settore "chi è indicavia" l'avete letto? Non è che ho messo a caso certe definizioni è-é di che vi stupite ora?

Potrei fare molti esempi, ma al momento mi parrebbero riduttivi ed anche fuori luogo. Non sono io qui a dover spiegare, a dover dare il mio giudizio. Sto solo parlando della cosa, lasciando poi ad ognuno il suo bel lavoro.

Sempre in tema di giudizio, ultimo in racconto ma primo nell'applicazione: Il giudizio di valore.
Il giudizio di valore "quanto vale questa cosa per me" e quindi "quanto tempo/energie val la pena che ci investa" e di conseguenza "quanto vale il mio tempo e la mia energia".
"Quanto vale questo oggetto / perchè ci spendo tanto" (banale? proprio l'altro girono stavamo parlando di uno che sta per cambiare yacht e per lavorare questa estate l'ha usato si e no 2 giorni.... ma è un caso limite.. quante volte si prende qualcosa e poi non serve/non vale così tanto?)
Figlio del "quanto vale questa cosa" c'è anche il "quanto vale questa persona" quanto sono disposto a sopportare/condonare e perchè.
Può sembrare molto cinico, ma ogni tanto è indispensabile fermarsi, fare una revisione dei "conti". Conti di energia, di liti, di tempo, di pensieri. Alle volte il bilancio risulta corretto, anche se in perdita, e allora va bene così. A volte anche se in attivo risultano errori grossolani, allora bisogna rivedere.... Non c'è nulla di peggio che accorgersi del valore di qualcosa quando la si perde, vero?

Sempre parte del giudizio di valore è "quanto mi costa fare tal cosa" e "ma quando faccio questa cosa? Quando è meritato che io la faccia?"

Perchè signori miei, qui apro una parentesi:
E' tanto epico l'eroe che si sacrifica per il piccolo ostaggio è tanto generoso il padre che muore per salvare l'ultimo dei figli.
Però il vero coraggio è restare.
Sei lì, da te dipendono decine di persone. Una ti tende la mano. Per te non è nessuno. Quegli altri meritano, ti hanno dato e gli hai dato. Tendi la mano a quell'altra persona, ti sacrifichi, ti sfibri, fai cadere gli altri 10. Non sei un eroe sei un pirla senza precedenti. Anzi sei un vigliacco. Un vigliacco perchè pur di non prenderti la responsabilità di scegliere ti rifugi nel più glorioso "troppo altruismo" e danneggi tutti. Se una barca regge 5 persone e tu ne imbarchi otto ne fai affogare otto, non ne salvi nemmeno 5.
Sono esempi limite, ma nemmeno troppo.
"Darei la vita per te".
Si ma quanto vale questa tua vita? Che valore ha ciò che mi dai? Se è una cosa che saresti pronto a gettar via alla leggera forse forse non mi stai offrendo granchè. (e qui torna tutto il discorso sulla presunzione, sul giudizio che sta a monte.... quanta gente fa tutto per consorte e figli e nulla per sè? Si gli sta dando tutto, ma da anche qualcosa che altrimenti non ha valore. Che ha valore solo in funzione di terzi, il che è orribile, non è nemmeno un vero regalo.
Una persona che amo, amo pur non sentendo da molto tempo, mi ha insegnato cosa vuol dire davvero essere Dio ed elevare all'alto rango di Divinità e pari gli altri. Essere egoisti può essere la più alta forma di altruismo, verso chi amiamo. Si, darei tutto per pochi, moltissimo per altri (sempre pochi). Ma ciò che do ha un valore immenso. E ancora, non darei la mia salute, non oltre un tot, perchè è un dono divino ma anche perchè poi potrei non esser in gradi di aiutare chi merita, perchè chi mi è vicino si preoccuperebbe e chi accanto dovrebbe impegnare/limitare per darmi una mano, e perchè in assoluto è *questo* (più altro) il valore di quella salute, non il semplice ed egoistico sentire o non sentire io dolore. Non siamo monadi che possono rispondere solo per sè stesse, e se questo può terrorizzare perchè c'è la sensazione "non rendo conto solo a me, non sono padrone di me, ci sono aspettative che potrei deludere" è anche bello, e naturale, per il semplice fatto che qualcuno ci accorda il valore.. di amico. La volpe che vuole essere addomesticata pur sapendo che piangerà. E questo senza cadere nel "valgo perchè tizio pensa che io valga" ovviamente, nè auto-riconoscimento. E' così, semplicemente. Ed è bello così in fondo.)

Torno in carreggiata (ma ne sono mai uscita davvero?)
Dato un valore al nostro tempo ed alle nostre azioni, si torna al punto di partenza, giudicare gli altri.
Tizio è un po' assente.. perchè? che sta facendo? che valore hanno i suoi 5 minuti considerando che è in questa-questa-questa fase?
Ha camminato 10 metri mentre di solito scava, ed aveva anche un peso alla gamba? Ne ha fatti 10 in scioltezza mentre di solito ne fa 1000 con un passo?

E ancora. cosa significano quei 10 metri per lui?

Passo indietro:
riprendiamo l'esempio dei due amici.
Pippo nella sua scala di amicizia mette, come cosa di valore 10 fare cosa X, valore 4 fare cosa Y e valore 1 fare Z
Se il suo caro amico Cosetto considera la cosa X di valore 4, quella Y di valore 0 e quella Y di valore 3.... le cose possono non quagliare no?

Ora, per quanto strano mi rifaccio ad un esperimento suggerito da psicologi, psicoterapeuti di coppia in particolare.
Tizio e Tizia tengono una tabellina, per un mese, annotando le cose positive e negative fatte, in virtù del valore che pensano vi attribuirà il coniuge.
Son saltati fuori risultati interessanti, ad esempio lui pensava di meritare anche 3-4 punti per volta per dei lavoretti fatti in casa (cui lei aveva attribuito un punto) e s'era completamente dimenticato il "data giacca a Tizia la sera che s'è messo a piovere" mentre lei per quella galanteria aveva dato ben 3 punti.

Insomma, capito cosa voglio dire?
E' indispensabile capire le cose per come sono, senza "ovvie conseguenze" che ovvie non sono mai.

Poi dopo uno tirerà il suo giudizio, quello personale. Se l'amico Pippo o la fidanzata Tizia con la loro scala di valori, coi loro modi difetti e pregi, valgono... e quanto valgono per Io-soggetto.
Senza impuntarsi su "ma fare questa cosa è un segno di non rispetto" (esempio: "il fatto che mi interrompi quando parlo vuol dire che non mi rispetti". No magari vuol dire solo che l'altro non capisce quando hai finito e/o che è troppo irruente. Il fatto che poi possa/voglia cambiare è un'altra cosa. Quanto è dura cambiare? quanto vale cambiare quel dato del carattere? magari non cambierà mai, ma anche solo l'impegno a limarlo vale ben più rispetto del non interrompere  perchè..vien facile non interrompere. Ok? chiaro?).
Ho stupito più di una persona saltando su apparentemente in difesa di questo o quello.
Tipico esempio "ecco tizio è str**** perchè fa così e così e così". E io: "No, tizio fa così e così perchè ha paura, è immaturo quindi non se ne rende conto, è egocentrico quindi non accetta l'analisi di aver paura, e reagisce ovviamente così e cosà".
Il fatto che poi uno non possa/voglia accettare chi per paura ferisce chi gli vuol bene, o ancora di più che se questo fosse accettabile la non voglia di evolversi-crescere-prendere coscienza è inaccettabile è tutto un altro paio di maniche. In questo caso non intervengo perchè la decisione sia cambiata, solo perchè sia presa per la ragione *giusta*. Mi piace che le cose siano considerate *per come sono*

Ed eccoci tornati all'inizio, alla necessità di saper vedere le componenti di una certa cosa ma anche l'insieme. Perchè come un corpo umano è più che una accozzaglia di tot kg di ossa, tot di sangue, tali organi, cervello, grasso, epitelio peli e capelli.... così anche un atteggiamento, una azione, sono più delle singole componenti.
Un bel papiro. Ed un bel casino.
Ma ho mai detto che essere Giudice fosse una cosa semplice? Ciò che ha valore è mai facile da ottenere?
E' una prova costante, è uno stato costante, è un peso e, sebbene a diversi livelli, è indispensabile per vivere.
Vivere non sopravvivere. Se non sapete manco dare un valore alle parole siam messi male eh.......
Ok, diciamo "vivere la propria storia e non quella di qualcun altro".
Su su signori, secoli di economisti hanno sbattuto su questi punti, e la disciplina dell'Estimo è ben complicata e consapevolmente inesatta non a caso. E' una disciplina che tende a.... non fornisce il risultato esatto e preciso (e non a caso, è una disciplina che chiede di esaminare l'oggetto come un solido, valutando le sue diverse facce, i diversi punti di vista... ma vabbè).


Ci siamo? bene.
Iniziate a giudicare perchè avete letto tutto questo, ciò che avete letto, il tempo impiegato appresso a questo sito....... ok, fate quello che volete, ma fatelo.
Non si può andare avanti ignorando il valore delle cose, e quindi, sè stessi, semplicemente in balia della sensazione del momento. Non in *questo* mondo.