Una domanda sottovalutata portata alla mia attenzione dalla mia adorata sorellina "inconfrontountorodigranitoèmenoduro".
In media ci si dilunga su aspetti come il piacere (vuoi mettere?) la ficaggine (solo i veri fighi fanno queste cose, e poi l'ho visto in tv), l'utilità (che c'è per carità), il dovere (se hanno scelto te, *devi* fare qualcosa, è la tua missione nel mondo).
Come in tutti gli argomenti complicati, anzi delicati da trattare aspettatevi che dica balle o almeno mezze verità a ripetizione.
La verità è che è una questione talmente semplice che appena si cerca di chiarirla ci si sbilancia e si distorce tutto. E' più o meno come chiedere "come fai a sapere che stare al sole scalda"? O meglio "come fa una lucertola a sapere che stare al sole le fa bene?"
Quindi userò una (o una serie? vedrò) di immagini.

Viviamo in una casa, uno di quei castelli infiniti e labirintici che più che pianificati e costruiti sono il parto di aggiunte e gemmazioni successive. Girando di tanto in tanto ci si imbatte in qualche porta chiusa, o in una porta semiaperta, che danno su un'ala in disuso. In certo momenti saremo attirati da ciò che c'è dentro, in altri sappiamo orientativamente che da lì si taglierebbe anzichè metterci 20minuti per arrivare dalla cucina al bagno.
A che pro esplorarla?
Perchè aprendo una porta potremmo incontrare topi e ragni, un nido di serpenti o degli scorpioni, potremmo trovare il mitico servizio di argenteria della trisavola o una finestra rotta da cui potrebbero entrare le intemperie ma anche malintenzionati.
Quindi perchè farlo? Perchè è casa nostra, e fingendo che non esista in realtà si sta solo decidendo di non conoscere e non usare tutto. Perchè quella porta che non apriamo da un lato prima o poi potrebbero sfondarla dall'altro. Perchè non ci si accontenta della mediocrità, perchè lì dentro potrebbe esserci la medicina per il male che ci corrode o la fonte dell'umidità che ci fa marcire il tetto della sala da pranzo.
Perchè accontentarsi di vivere in un monolocale se per diritto di nascita si possiede un castello?
Per contro: perchè aprire una porta che se già ora non si chiude dopo non si chiuderà mai più? Perchè fare diventare casa propria venti stanze quando vivere in due in fondo è sufficiente?
Certo rimane il senso latente della presenza delle altre 20, il loro richiamo. Ma non sarebbe peggio farle proprie e poi trovarsi, non solo dopo le entusiasmanti scoperte di vecchi ritratti scrigni e curiosità contrapposte all'amara fatica di restauri e pezzi mancanti, magari anche a perderle, a doverle chiuder,e a non poterle abitare o arrivarci perchè ci si è spaccati una gamba e salire le scale è disagevole o impossibile?
Non sarebbe peggio saperne 20 precluse o rubate dopo averle curate e ammirate, amate e detestate, che rinunciarci subito?
E' alla fine il dilemma che si pone a più riprese nella propria vita (innamorarsi o avere legami poco profondi? Credere in questa battaglia o lasciar perdere? Gareggio o non gareggio? Ci tengo o non ci tengo?) Con l'unica differenza che la posta in palio è se stessi.
E' paradossalmente più facile decidere che ci si ammazzerebbe per i propri cari che decidere cosa fare e quanto rischiare per sè.
Se non vi piace la metafora della casa "ho una miniera d'oro, la attrezzo e la faccio fruttare godendone i vantaggi ma attirando anche tanti malintenzionati, la do in appalto rinunciando alla mia libertà (quanti lo fanno... maestro ti prego pensaci tu), la lascio così com'è prendendo solo qualcosa che affiora, che rende poco ma attira poca gente?"
Certe porte non si possono richiudere, è vero. Ma cosa è il centro della questione?
Pensare che si faccia per arrivare a fare magia è come pensare che ci si faccia il fisico per fare le flessioni. Fare le flessioni è un mezzo per farsi il fisico. Allenarsi in una arte marziale non è detto sia finalizzato a combattere (per quanto sia piacevole essere consapevoli di essere in grado di difendersi/difendere i propri cari, o anche gareggiare) prima di tutto si impara la disciplina, come incanalare e gestire emozioni forti, come evitare il panico. Tutte cose che rimarranno sempre e comunque. La forma mentis di uno sportivo o di un militare sarà sicuramente diversa da quella degli altri, ci saranno cose come la disciplina, l'autocontrollo, l'abitudine a sopportare il dolore e la fatica, e tante cose che rimarranno anche dopo 20 anni di pensione.
Preparare le stanze chiuse, o addestrarsi, serve anche per far fronte agli inconvenienti. Se poi vi arriva l'occasione di ospitare qualcuno non si può mica aprire tutto in fretta e furia. Se capita l'emergenza (ditemi che non capita mai) non potete allenarvi seduta stante. Potete rinunciare a ospitare gli amici cui tenevate, difendere il vostro figlio/fidanzato/a/amica/o/genitore, potete improvvisare dinanzi alla prima emergenza o scegliere altri canali per formarvi e affrontarle.
Questo è uno che agisce a tutto tondo, si collega ad ogni altra esperienza, attinge alle conoscenze preesistenti e ne porta di nuove, sconvolge la vita e fornisce nuove chiavi di lettura e si, nuove leve di azione. E' una via che da sola non basta e, aggiungo io, meno male che è così.

C'è chi poi paradossalmente ha un trivani e pretende di vivere al di sopra delle sue possibilità, finendo come un parvenue. Ma giunti a questo punto spero che tutti non-portati abbiano abbandonato per tornare alla loro finzione o, auguro loro, alla loro vita.
Non ha senso vivere la vita di qualcun altro. Non ha MAI senso vivere la vita di qualcun altro.

Si può nascere in un mare con più acqua che terra e preferire annaspare che nuotare. Si può essere anfibi e decidere di vivere solo in uno dei due ambienti. Tutto si può fare. Si può nascere aquile e morire raspando come polli, ma ciò non toglierà l'essere aquile.
Si può nascere con il dono di dipingere esattamente ciò che la nostra mente vede e scegliere di diventare aridi avvocati senza tempo libero nè affetti. Si può sentire la vocazione di crescere dei bambini e scegliere di rimanere single in carriera o vice versa essere potenzialmente grandi statisti bravissimi medici o maestri e rimanere a casa per paura del fallimento o di perdere la famiglia, si può anche essere pediatri e attori al tempo stesso. Tutto si può fare in ogni campo della vita (e l'Arte è uno di questi, anzi, è ciò che si fonde con la trama di base senza mai sostituire il resto)
Io la mia scelta l'ho fatta, ed ho scoperto che non si poteva tornare indietro. Alle volte mi chiedo se una scelta ci sia stata o se fosse troppa urgenza, necessità, la foga di una foca tenuta lontano dall'acqua. Poi ripenso alla seconda volta. Una alternativa c'era.
Ma sono un'aquila e sono nata per volare.
E per quanto possa maledirlo alle volte, perchè volare è faticoso e solitario, ed a cadere ci si fa un gran male, non ne posso fare a meno. E non vorrei mai farne a meno.
Potevo dire di voler lasciar perdere, ma quando sono stata sul punto di perdere tutto ho fatto carte false per restare ciò che sono e perchè non mi fosse strappato (e non ringrazierò mai abbastanza chi mi è stato vicino in quel momento, chi ha scelto di esserci e di farsi in 4 per qualcosa che stavo buttando via fino al momento prima). Perchè è mio, solo mio. Poi ho anche deciso che era ora i smettere di prendermi in giro, e tornare alla mia vita, al mio habitat.

E voi cosa siete, e cosa sceglierete di fare?