Ho già abbondantemente spiegato il valore delle Fiabe. (no non abbondantemente in effetti, ma ho spiegato in un certo qual modo).
Ora vorrei affrontare un discorso sulla realtà. Dato che, non mi stancherò mai di ripeterlo, chi parla male pensa male, il volume magico per eccellenza diventa il dizionario etimologico, o in assenza il lessico universale italiano.
Mi concedo una digressione: tutti avrete sentito che in magia conoscere il vero nome delle cose dà potere su di esse. Se si conosce il Vero Nome di uno spirito... bla bla. Mai chiesti perchè? Mai domandati come mai ciò che definisce *esattamente* una cosa conferisca potere su di essa? No?
Ma che aspettate a farlo? (su, un aiutino per i pigri che non usano più la carta stampata: dizionario etimologico online)
Tornando a noi: Reale, da latino barbarico realem, che deriva da res (cosa), e quindi: oggetto che esiste, sostanza, faccenda, verità. Che ha attuale esistenza nell'ordine delle cose; Vero; che concerne i fatti e le cose esistenti.

Ci troviamo dinanzi ad un sottile problema quindi: un defunto non è reale, al massimo lo è stato. Un dio anche, magari sei riuscito ad andarlo a trovare di persona o hai sentito il suo intervento, ma non è una cosa reale. Idem dicasi per elementali, ma anche per il corpo astrale.
Sappiamo che c'è, lo si stente, lo si percepisce, ma altri non lo vedrebbero. Il fatto che si abbia un senso in più, indefinito, lo rende meno reale?
E ora pensiamo ai protagonisti di racconti, di storie. Ci commuoviamo, tendiamo i muscoli nell'attesa, ci prende un groppo allo stomaco o alla gola. Hanno effetti fisici su di noi. E i "sogni"? Non quelli notturni, i compagni di viaggio dei sognatori, gli amici "immaginari" dell'infanzia, il pupazzo del cuore. (si sto parlando dei "sogni" di Sandman, alla Neil Gaiman)

Bene, lasciando alcuni (sognatori) col sorriso sulle labbra ed altri a scuoter la testa con un "già sembrava matta ma ora ce la siamo giocata", passiamo al punto.
Da sempre l'uomo ha avuto l'intuizione che per sopravvivere alla morte fisica dovesse entrare nella storia. Benissimo. E ora a noi, vi ricordate di più di Tarquinio Prisco e di Caracalla (quello delle grandiosi terme) o di Vlad Tapes detto Dracula?
Prima anche di lord Byron ci sono leggende rumene che parlano della sua ferocia come della sua giustizia. Di Sissi ricordiamo che era cocainomane? Che in realtà per molti era tutt'altro che amata? O ricordiamo (me inclusa, ovvio) ciò che abbiamo visto nei film su di lei?
Le storie cambiano il mondo. Cambiano il nostro modo di percepirlo, di ricordarlo. Anche la loro assenza lo cambia.
Da sempre gli esempi di furbizia e saggezza, di probità ed astuzia ci hanno ispirato, fin da bambini. Un mondo senza storie è un mondo dai contorni molto labili.
Esagero? Attenzione a dirlo. Non trovo un caso che al ragno almeno due culture associno le storie & il dono della scrittura. E la scrittura non è forse il primo modo di fissare le storie e farle sopravvivere ed espandere al di là dei limiti fisici e della memoria di chi le conosce? Storie di eventi accaduti in questo mondo o in quello della fantasia, fili che uniscono il passato al presente, che gettano ponti sul futuro. Infatti, sempre per puro caso, la Dea Ragno degli indiani d'America colei che unisce il passato ed il futuro, le Moire greche tessono i fili del destino... ma se volete approfondire il web contiene sufficiente materiale, ed i libri anche. Sottolineo solo questa "casuale coincidenza". Nel "west Africa"c'è Anansi, colui cui appartengono tutte le storie.

E torniamo all'inizio, le storie dei parenti, dei nonni, di quando erano giovani. Troviamo pezzi di noi in quel sangue, li ricordiamo e li ammiriamo, raccontiamo aneddoti che rimarranno e continueranno, che ci tengono uniti a loro e ce li riportano alla memoria.... così come ci ritroviamo nei personaggi di un libro e li facciamo vivere con le nostre emozioni. Fra l'altro il ricordo è una cosa infame, passa attraverso il naso e le orecchie molto più che attraverso il cervello. Ma io cucino ancora la torta che faceva sempre mia nonna, ricordo il fischio dell'apparecchio molto più delle sue parole. Mi sono sorpresa a trasalire dinanzi a una voce profonda e roca senza sapere perchè sulle prime. Racconto con orgoglio la sua storia e sono fiera di essere sua nipote, anche se le immagini che trattengono i miei occhi vengono più dalle foto in bianco e nero che dalla memoria diretta. Se dovessi consigliare come celebrare shamain inviterei a cucinare il piatto che vi hanno insegnato, a cercare il profumo della loro camera, leggere il loro libro preferito, di raccontarsi e raccontare delle storie. Di far rivivere. Lasciare il piatto di pane o il latte sulla soglia è relativo, in fondo. E' un modo di pensare a loro, di prenderci cura, così come lo è spazzare la lapida o portare i fiori. Sentirsi nelle orecchie i rimbrotti o le frasi tipiche. Anche questo è shamain (anche, si anche, vi prego non mettetevi a dare la caccia alla ricetta tipo perchè lo sto suggerendo. ognuno ha i suoi canali di memoria, cogliete l'idea, il succo, non gli orpelli)

Non è tutto qui, e d'altra parte non riesco a catturarlo con delle parole, perchè occorrerebbe una storia. Tanti maestri vi hanno danzato attorno, ma per l'occasione ho scansionato una pagina letta giusto ieri, forse la più interessante di un intero libro (un piacevole e leggerissimo romanzo fantasy: Icemark, di Stuart Hill. Forse più godibile in età adolescenziale ma piacevole compagno di un viaggio in treno)
Non occorre conoscere tutta la trama per cogliere il senso: basta sapere che un impero che fonda tutto sulla razionalità, sullo spiegare tutto con la scienza
e cancellare le diversità (sfacciatamente ispirato in nomi e tecniche all'impero romano), attacca il piccolo regno di Icemark, dove non solo vivono streghe bianche, ma dove si crede alla magia ed alle leggende, anche perchè confinano con la patria di licantropi vampiri e zombie)
C'è anche un lieve ma gustoso ragionamento del rapporto & possibilità di convivenza fra scienza e "magia/fantasia/cose inspiegabili", ma in particolare vi invito a leggere la parte sottolineata:

 





  Si, una volta che lo si legge è sempre una scoperta dell'acqua calda. Trovo solo che in un racconto l'idea non esposta ma accarezzata sia molto più percepibile e godibile, inoltre è sempre una piacevole sorpresa trovare stralci di pensieri affini nella mente altrui, non trovate?

Per inciso: no non credo che ci sia fisicamente un ponte di spade attraversato dai defunti: trovo che tutta la storia sia il percorso per vivere meglio, per assaporare, per sentire il concetto, per vederlo, per portarlo alla mia portata, alla portata del sensibile. Una chiave, o forse una porta dove passare per trovare ciò che è oltre, privato e incomunicabile, impalpabile eppure chiaramente esistente.
Le fiabe, i racconti sono anche questo: non indagateli, non congelateli, non cercatevi la comune logica, non cedete alla tentazione di schernirli: ballate sulla loro musica, viaggiate sulla loro corrente, e troverete tutto, tutta la loro logica, e molto di più.
 

 

 

P.S.
Visto che non so risolvermi a chiudere questa pagina e basta aggiungo due citazioni da Michael Ende, rispettivamente:

L'avancopertina di "A scuola di magia", una citazione dell'autore che mi ha convinto a comrpare a scatola chiusa questa raccolta di fiabe per bambini (seee come no... per bambini)

Quando un uomo perde la capacità di fantasticare, perde anche i suoi valori più profondi, che è invece importante tenere ben presenti nella realtà, per poter creare e inventare. E se di quando in quando non facciamo un viaggio nella fantasia alla riscoperta dei nostri valori essi andranno perduti.

 

Da "La Favola dei Saltimbanchi ( Azione scenica in sette Quadri con un Prologo e un Epilogo) "
Quello che ignori non esiste, trovi?
La fantasia per te non è realtà?
Ma solo lei ci dischiude mondi nuovi;
nel creare la nostra libertà