Si fa presto a parlare di tarocchi e di rune, di sigilli e simboli occulti.
Ma le stesse persone danno per scontato un sacco di cose. Come ho scritto altrove, il testo supremo di magia dovrebbe essere il dizionario etimologico. Fornisce il potere, il potere di padroneggiare la lingua ed i pensieri. Altra grande (e recente) scoperta è un vecchi libro della hoepli "perchè si dice"?
Vi pare poco vero? Credo sia questo il trucco.
La lingua, la scrittura, in quasi tutte le religioni sono considerati doni preziosi della divinità. E' straordinario il processo per cui a un segno si fanno corrispondere immagini, colori, suoni.
Sulla scrittura potrei dire mille cose, fra cui una osservazione "essa ripete le cose dette da un uomo dopo che questo è morto" di un libretto per bambini, che ho sempre trovato geniale. Sopratutto considerando che il potere delle rune è principalmente quello di essere una "scrittura infinita".
Ma torniamo al punto base, la base delle basi: il linguaggio.
La comunicazione scritta o verbale è un labirinto, un vero e proprio dedalo dove i più rinunciano ad orientarsi. Quante volte si usa una parola solo perchè si sa "per sommi capi" cosa significa, avendola sentita sempre in un certo contesto?
Ecco, per sommi capi. Un modo di dire che non ha un senso a volerlo tradurre letteralmente. Eppure lo usiamo, tutti abbiamo idea di cosa significhi. Ma provate a fare l'esperimento di spiegare cose che date per assodate. Vi troverete irrimediabilmente in difficoltà, guarderete con desiderio il più vicino dizionario e molte volte vi renderete conto della castroneria pensata.
Altro caso: a chi non è capitato, specie nell'era di internet, di usare una parola dialettale, un modo di dire, uno slang cittadino, per poi sbattere la testa al muro alla reazione scontata: cioè? che intendi? che vuol dire?
Io ancora rido ripensando alla complicata spiegazione delle sfumature di "borgataro" o alle infinite versioni del "bigiare la scuola" (fare X, fare buco, marinare, fare filone, tagliare, fare sega...); o quando un amico francese mi disse di "non fare la vergine offesa" (con seguente ora di spiegazione sul senso della frase)
Ma ancora siamo sul facile. Poi ci sono le diverse sfumature ed accezioni di una stessa parola a seconda di chi la usa o del dove la si utilizza.
Prendo ancora un esempio palese: dare del bastardo a qualcuno.
Si possono stare offendendo i suoi natali, o magari lo si sta dicendo in modo scherzoso per indicare una cattiveria più o meno giocosa.
Solo che non è detto che l'altro la interpreti allo stesso modo, eh no.

Poi esiste un altro livello ancora. Quando si citano delle storie o degli episodi ("attento a non fare la cicala") o quando si crea una immagine non esistente, un paragone che a livello meramente logico non ha ragione d'esistere. Io stessa ho detto nella pagina precedente di "una musica col sapore di inverno". La musica non ha ovviamente un sapore, e se dico a qualcuno che fa la formica o che una moglie mi ricorda la regina di cuori non intendo dire nè che sia piccolo nero e con le antenne nè che va in giro a ordinare di tagliar la testa a tutti.
E' un livello più sottile, dove si integrano ricordi e sensazioni, dove si cerca di inquadrare una sensazione non esplicitabile chiaramente, prendendola alle spalle, girandoci attorno, andando per similitudini o approssimazioni successive.
Sensazioni, emozioni, direi che sono il punto chiave. In questi casi non si può fare il punto dell'esatto senso di una parola o una frase.
Paradossalmente nell'epoca della comunicazione digitale si sta ritornando all'immagine (no non spero in quella personalizzata di sè stessi, lì si va sulla fotocopia). L'immaginetta su msn o icq, il profilo in una chat, qualcosa che ci simboleggi e rappresenti, magari da cambiare a seconda dell'umore.
Impressione. Non solo come imprima impressione. Diventa parte della nuova frontiera del linguaggio, della comunicazione.
Usiamo quindi personaggi o situazioni per spiegare un concetto o una sensazione. "Mi sento come scrat e la sua ghianda"può essere precisissimo quanto fuorviante. (a prescindere se l'altro abbia visto l'era glaciale, può essere sia che ci si senta come uno che insiste ma gli va sempre male nei modi più assurdi, sia che ci si sente come uno che fa disastri apocalittici facendo tutt'altro. No?)
"Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie"

(G.Ungaretti, Soldati, Bosco di Courton luglio 1918)
Una frase così per quanto breve riassume perfettamente tutta una serie di emozioni, quindi probabilmente la citeremo per farci capire.
Ma non solo le poesie, spesso è l'insieme immagini/parole, /immagini musica o musica/parole. Possiamo trovare in esso una precisa sensazione, una idea, che non sappiamo comunicare o che nessun altro sa capire.
Perchè è questo il punto, ognuno traduce il segno, il simbolo, potenzialmente a modo suo anche quando sarebbe univoco (leggasi => dizionario)
Ci sono sfumature diverse, sottili interpretazioni, c'è spazio di gioco a sufficienza per costruire una incomunicabilità.
E quindi? Quindi alle volte si cerca di spiegare, finendo a creare complicate cartine con tanto di legenda dei simboli grafici.
Altre volte ci si bea nel trovare una similarità nell'oceano della diversità. Un concetto espresso perfettamente da una canzone, da un'opera d'arte, che trova corrispondenza come un pezzo del puzzle nella zona che non si riusciva ad esplicitare, fa sentire meno soli. Qualcuno ha pensato quella cosa.

Qui devo fare una confessione: sono naturalmente attirata dalle immagini, dalle creazioni paradossali. ma si sapeva. Sono anche convinta che ci voglia uno stato molto particolare per capire perfettamente il senso (o almeno un senso) di una canzone che suona come "con denti di pazzia salta salta salta danza e canta".

Ma qual'è l'errore più comune?
Che quando qualcuno mostra una certa coincidenza si applicano per transitività tutte le altre. Quindi si finisce per essere delusi, per non capirsi, per litigare e così via. Non necessariamente in questo ordine.
Ma qui subentra un altro discorso.
La mancanza di una comunicazione accettabile fa desiderare ad altissimi livelli trovare qualcuno che parli la nostra stessa lingua, vibri sulle stesse corde, per cui quando si trova qualcosa di abbastanza adatto si vuole o si finisce comunque a credere sia quello, sia perfetto. Accade in molte altre cose e questo discorso si intreccia con tanti altri, come ho appena detto.
Con le aspettative e con il giudizio ad esempio. Con l'idea, spesso balenga, di poter insegnare il proprio linguaggio a quella persona per il resto tanto eccezionale.
Potrei continuare qui, ma la pagina è già lunga, quindi, cambiar! Un altro thè più in là più in là...

 



poi magari ritornerò a parlare qui perchè molto c'è da dire. Anzi in effetti ho "scordato" una cosa fondamentale.
Se i simboli son tanto problematici nella vita quotidiana, ciò non toglie che ci siano delle "chiavi" universali o quali, meglio quando si è educati (iniziati) a un certo modo di vedere la cosa (si la cosa è già così, ma se si affina la base concettuale innata è meglio. La differenza che passa fra il vedere una sfera e avere qualcuno che te ne indica avvallamenti e bozzi che la rendono qualcosa di più).
Perchè ognuno ha il suo mazzo di carte? Perchè qualsiasi simbolo alla fine pesca in esperienze personali, perchè affiora alla mente prima che arrivi la ragione a dire la sua.
Cosa c'entra? Molto, o molto poco.
I simboli rappresentano il mondo, le parole plasmano le idee, i simboli plasmano il mondo.
I simboli hanno potere, alcuni, altri fanno da leva. E saper usare le leve è importante.
Come ho detto altrove (l'ho detto?) se voglio qualcosa sull'intelletto è bene usare il giallo, il colore del sole all'alba, di apollo. Ma l'efficacia è molto ridotta se non so perchè lo uso ed è annullata se mi faccio distrarre da un dedalo di simboli.
Tutto qui? Oh no.
Si dice spesso che i sogni parlano per simboli no?

NOTA: mi è arrivata dalla regia una piccola nota, che conclude bene il discorso: una cosa sono i simboli universali, altro quelli personali. Gli uni alcuni li ricollegano al "superconscio" gli altri all'inconscio. Quindi in poche parole, il "viaggiare" rappresenta bene o male la stessa cosa, poi uno vedrà come mezzo del viaggio qualcosa di personale. E d'altro canto non c'è da stupirsi se magari appare un personaggio di un libro o di un film, l'importante è.. a che cosa fa pensare noi. Altrimenti basterebbe un "dizionario" per capire tutto no?
 

Bene. Se il semplice "castigat ridendo mores" evoca in me sicuramente uno spirito e una immagine che non coinciderà con quella di un'altro.
Nei famosi viaggi astrali, di cui prima o poi parlerò, in in certe pratiche divinatorie, nelle visioni, spesso appare tutto chiaro e normale. Ma non è affatto detto che le immagini siano come quelle di un televisore.
A parte che anche parlare di visione è relativo, ma di questo ne parlerò davvero altrove. Se non si conosce sè stessi, il proprio linguaggio ed il linguaggio generale, non si troverà e non si capirà nulla. Perchè non c'è una immagine "oggettiva", qualcosa che tutti gli occhi fisici vedono allo stesso modo (e anche qui... alcuni sostengono che se si potesse collegare il cervello di diverse persona probabilmente quello che tutti chiamano "rosa" per ognuno sarebbe diverso) e dove la ragione possa lavorare. C'è qualcosa che trova la sua forma nei pensieri di chi guarda.
Può sembrare assurdo ma è banale: mi dicono acqua e immagino una palla blu? C'è acqua e vedrò una palla blu.
Penso acqua e immagino la piscina per bambini di quando ero piccolo? e vedrò con tutta probabilità quella piscina.

Si è un esempio paradossale, ciò che conta è cogliere il succo. Quindi se non si fa caso ai simboli che si usano tutti i giorni (il linguaggio) al come si creano i linguaggi universali o quasi (grafici ad esempio) se non si conosce il proprio linguaggio... ma dove cavolo si vuole andare???
Ma non l'avevo detto che trattavasi di un sentiero personale, di consapevolezza istinto e scoperta, di equilibri impossibili e di lavoro?
Beh allora perchè c'è gente che vuole arrivare in capo all'Everest senza aver capito  nemmeno come mai vuole farlo, e cosa significa farlo?