Mi spiace signor lettore, ma non ce la faccio a non esser dissacrante e giullaresca. Più mi diverto più piroetto sui sottili fili della narrazione, più mi immergo nella ragnatela dei discorsi, e paradossalmente più divago più mi sento vicina al vero centro.
Prendiamo questo tortuoso filo. Cosa è la narrazione se non una ragnatela, un ordine caotico e perfetto, un equilibrio effimero, mutevole ed inimitabile. Quindi dopo i primi fili fondanti a che pro forzarlo? I nodi verranno uno per uno, formando solo alla fine un tessuto, un disegno comprensibile dove prima erano solo punti colorati.
Questo discorso sul tempo paradossalmente non riesce a partire dalla mia concezione di questo importante elemento, della quarta dimensione, della divinazione della sua percezione.
Non riesco nemmeno a perdermi nei vari luoghi comuni "cogli l'attimo, segui l'istinto" e non a caso ho dedicato la pagina a due di questi. Anche se devo aggiungere un doveroso: "non puoi scappare al momento, ti riacciuffa sempre, prima o poi" e un fumettistico "non puoi ammazzare il tempo senza ferire l'eternità".
 

A parte tutto questo, ci sono molte cose interessanti da dire ma prima di tutto voglio citare una piccola perla(?) apparsami nella mente dopo circa 4 notti insonni di lavoro intenso, un compleanno passata sbattuta come un polpo ed un folle e improbabile quanto meritato bagno caldo fatto all'una di notte. Tempo prima mi avevano chiesto "cosa ti piace?" e da buon periodo di yule di crisi e riflessione mi ero trovata, con sommo orrore, a non saper fornire una risposta che mi convincesse. Ci sono tante cose che mi piacciono, grandi e piccole. Tanti ricordi e sensazioni meravigliose, ma tutto mi pareva riduttivo e inadeguato. Non c'era una cosa che potessi dire con certezza che a farla/averla/provarla mi piaccia sempre. Ed ecco il mitico uovo di Colombo: Mi Piacciono le cose fatte Al Momento Giusto.
Bella scoperta vero?
Ma qual'è il momento giusto? Il momento giusto per cosa? Come lo si riconosce?
Non vi aspetterete mica una risposta vero?
Il punto è che fondamentalmente si torna alla primissima pagina del sito, al primo interrogativo. Bisogna capire quando arriva per le mani questo benedetto momento e quando invece vorremmo tanto che lo fosse.
Si tratta di sensibilità ed esperienza, si tratta di saper cogliere l'attimo anche e sopratutto quando si presenta con la faccia brutta e cattiva.
Nessuno può insegnare come si fa, non esistono ricette magiche (è il caso di dirlo) ma esistono gli esempi in negativo.
Quante volte capita che si senta dire che in una data occasione (gita di V liceo, viaggio in Spagna o in Brasile, serata tal dei tali fino all'alba...) si siano tutti divertiti, maledettamente divertiti, facendo tal e tal'altra cosa?
E quando ci si trova lì ci si sente in dovere di ricalcarne le orme, di provare lo stesso divertimento. A capodanno si va a un grande veglione perchè bisogna divertirsi, perchè la vita è una sola, perchè capodanno viene una volta l'anno...
E proprio per questo mi trovo a osservare gente che fa cose "generalmente reputate divertenti", le serate scandite settimanalmente da feste o sagre o serate particolari in certi locali, le ore appoggiati ad un muretto a decidere cosa si fa o a fissare un punto vuoto.
Quante volte è capitato di divertirsi molto di più scherzando o delirando sotto casa di un amico che non più tardi in un locale chiusi in una comunicatività limitata?
Allora son da aborrire i locali? Non intendo questo. Non intendo certo dire che bisogna disertare il Moulin Rouge se si va a Parigi, solo che ci si può godere la vacanza anche saltandolo. Intendo dire anche che ogni cosa può essere a non essere a seconda del momento, delle sfumature, della compagnia, dello spirito. C'è la volta che tirare l'alba è bellissimo e quella in cui non c'è nulla di mare a dirsi che si è sfatti di stanchezza e si desidera ardentemente un lettino, o si preferisce la solitudine al caos. C'è da dire che molte cose si fanno più per dire di averle fatte, per non ammettere che si è stati a casa o si è fatto qualcosa di "banale".
Eppure cose semplicissime possono acquisire un sapore speciale nel loro momento, esattamente come una pietra preziosa o semi preziosa può risaltare o scomparire, splendere o sembrare scura, risultare pacchiana o elegante a seconda della montatura. Alla fine un occhio di tigre ben montato può battere uno zaffiro sistemato in modo scialbo.
Ma tornando al punto principale. voi sapete riconoscere il momento? quando è bello seguire o assecondare una certa cosa, quando è sano e giusto ammassarsi in 9 in un bilocale e svegliarsi dopo due ore di sonno e quando è molto più sano dormire comodamente e trovarsi alla mattina rilassati e pimpanti?
Sapete quando quella cosa, che a descriverla risulta tanto banale, è realmente, sinceramente divertente e perfetta?
Pensateci, pensateci seriamente. E' come una foto. vediamo o facciamo una foto di un parco e la mostriamo sorridenti all'amico pippo per condividere quella nostra esperienza. Ma la foto non coglie esattamente quella luce, quel sapore di ricordi, di corse da bambini frenati dalla mamma o dalla zia, la meraviglia delle papere, il ricordo della caduta in rollerblade o gli incontri post scuola. Nella foto si vede l'erba un po' spelacchiata  ingiallita e quell'alberello-nulla-di-che. Non coglie i profumi e le ombre, non coglie quel verde speciale e l'effetto trasparenza delle foglie, mostra quegli insignificanti schizzi di fango sulla panchina e non l'allegria che trasmette una passeggiata in quel luogo.
I momenti hanno lo stesso dono, il tempo ha lo stesso dono.

Avete colto il punto? Io spero di si. Perchè questa è una delle più importanti lezioni di """"magia"""" che si possono e si devono imparare. Il momento giusto. Per cosa?
Se non si sa coglierlo per una serata, per rinunciare al divertimento obbligatorio o cogliere l'attimo in cui quella cosa è perfetta, come capperi si fa a praticare? Come si fa a sapere quando fare qualcosa e quando mollarla lì? In un campo dove, siamo onesti, a maggior ragione i desideri sono forti?
Se vogliamo curare un amico/parente/animale/noi stessi, se vogliamo celebrare un rito o ottenere un certo risultato, l'intensità è certo superiore alla voglia di evadere dalla noia della routine di una settimana di lavoro/studio.
Spesso non si coglie il momento giusto, ma almeno è fondamentale riconoscere quello sbagliato.
Prendiamo un esempio banale: è una giornata che si trascorre in foresta, c'è giusto un'ora di buco adattissima a fare quattro passi con una persona e praticare in santa pace, anche solo meditare fondendosi con Madre natura, assaporando il respiro degli alberi, il profumo del vento e ammirando i delicati riflessi del sole fra le foglie. Si potrebbe essere troppo euforici per la bella giornata, perdere l'orientamento, troppo stanchi per le continue corse, o magari arrivati lì nel posto giusto, senza rovi ed ortiche, dove si sta perfino comodi senza pietre o radici che perforano le ginocchia, e non riuscire a trovare lo stato giusto, l'unione giusta. I pensieri vanno altrove, ci si distrae o si funziona come una radio che capti due frequenze in contemporanea. Poi magari la mattina dopo nel pieno caos dell'autobus viene alla mente esattamente cosa bisognerebbe fare...e lo si fa. Un perfetto ""incantesimo"" senza candele è incensi, seduti fermi in attesa della propria fermata.

Alle volte sospetto che le cose amino nascondersi quanto più ci aspettiamo di trovarle/provarle ed il tempo e la strada più semplice lungo la quale scivolare, senza contare l'effetto beffa/frustrazione di noi che ci annoiamo/distraiamo/non viviamo ciò che pensavamo quando dovremmo starci divertendo/verboapiacere da morire!
Mi è anche capitato che dopo aver avuto 200 segnali di una certa cosa, ritrovato un rituale perso 2 anni prima e cercato con cura, trattato una discussione su quell'argomento preciso un'ora prima di trovarlo, addirittura mi avevano regalato giusto un mese prima un oggetto particolare che al tempo avevo pensato mi sarebbe servito per quella cosa... Preparo tutto con calma, prima mi predispongo per una piccola sessione di "guarigione", una cosa che stavo facendo ogni sera, un qualcosa di meccanico, di routine... ed è successo di tutto. E' stata una notte magica, o una notte santa. Non so come definirla se non l'esperienza più intensa che mi fosse mai capitato di vivere, la più preziosa, quella che scoglie dubbi e rancori così stratificati da aver perso nome e forma, il sole che fa svanire il macigno gelato che blocca un intero fiume. Se avessi proseguito coi miei programmi? se avessi interrotto tutto prima che le cose prendessero una certa piega, anzichè assecondare l'Ispirazione, mia e non solo?
No, non è mai ciò che ci si aspetta. Verrà, sarà in un altro tempo e momento. I progetti così come gli studi forniscono una chiave di lettura, una traccia vaga, quasi come le righe dello spartito son di supporto alle note e queste ritraggono la musica. Ma il suono, la passione, l'emozione, sono un'altra cosa. Tutta un'altra cosa. Sono ciò che non c'è scritto e non ha nemmeno parole nella lingua parlata adatte per catturarla e descriverla, sono il movimento indistinto ai margini del capo visivo, la sensazione irrazionale che appare semplicemente normale e giusta, sono la luce senza nome che tinge di sfumature, l'odore e i rumori che rendono certe case ciò che sono e non una casa qualunque, il profumo dei libri vecchi, la sensazione di benessere che si prova in certi luoghi o quella di familiarità per alcuni volti o eventi.
Quindi? Quindi mi piacciono le cose fatte al momento giusto, la stessa cosa può irritarmi o deliziarmi, lo stesso gesto scaldarmi l'anima o farmi spazientire. Mi piace chi sa vedere, e saper vedere io stessa quanto una cosa non è essa stessa in sè ma è una alchimia di sè, di luce che la sfiora, di intorno che la incornicia, di sfumatura dell'occhio che la guarda.
In fondo un panino al lardo dopo una scarpinata in montagna non è squisitamente buono, molto più che mangiato in una casa riscaldata? E per quanto mi piaccia il thè ai frutti di bosco io non ho ancora ritrovato (o riprovato, fate voi) lo stesso sapore di quando lo bevevamo scaldandoci i vestiti fradici nella stanza dello stalliere in attesa che spiovesse...
 

E quindi? Quindi questo nodo è arrivato alla sua fine, la notte di Shamain è alle porte e il mio sguardo si sposta lì fuori a ciò che è stato, ciò che sarà. Deposito questo piccolo nodo e sorrido pensando quale diversa parte acquisirà nelle diverse ragnatele, come un calzino colorato può essere occhio o mano, laccio o vela nelle composizioni di Big Arts di Neil Buchanan.