
Il Cerchio, dopo quei 6 mesi abbondanti di sito
mi decido a prendere più approfonditamente un argomento simil esoterico.
In realtà non lo è per niente, e tutti gli altri lo erano.
La realtà, quella che non si può spiegare a parole, è che tutte le cose più
mistiche affondano nel quotidiano, e vice versa, che si parla di Cammino perchè
è una buffonata vivere sei giorni la settimana in un modo ed il settimo
zompettare allegri nei boschi, o in mancanza di meglio, nel giardino di casa.
Ogni cosa ha un aspetto materiale ed uno "eterico", ogni eventi molteplici
livelli di lettura, tutto, costantemente, incessantemente, fa parte della Vita.
Della Nostra Vita. Ci sono tanti modi per definire chi ha a che fare con questo
variopinto mondo, e ho già espresso le mie riserve nell'adoperarli. Ad ognuno fa
capo una filosofia di vita, una religione, una cultura. Alla fine, alla fine di
tutto, ci si ritrova, con diversi sentieri alle spalle, nella stessa valle. E ci
sono cose che sotto varie e diverse forme sono comuni. Una di queste,
sicuramente, è la necessità di coerenza, di essere sè stessi. Il che comporta
una cosa sottovalutata dai più "cosa è essere sè stessi".
C'è un'altra cosa, che chi afferma di continuo qualcosa, sta cercando di
convincere, l'ascoltatore o sè stesso. O entrambi. Osservate la differenza fra
un parvenue e qualcuno nato e cresciuto in una certa posizione. Come forse ho
già accennato, non dimenticherò mai l'impressione fattami dalla donna che mi
offrì un passaggio mentre pioveva, dalla cartoleria. Indossavo una maglietta
metallara, pantaloni e scarpe da tennis, lei era ben vestita ma senza eccedere.
Eppure venne fuori l'affinità, che lei aveva riconosciuto nonostante aspetto ed
età, il sangue nobile che ci accomunava. Mi ricordo che sorrisi quando mi disse
d'essere abituata a fare colazione con tazze inglesi del 1800. So cosa
intendeva. non so renderlo a parole, ma lo so. A lei on servono come vetrina,
anche se le mostrerà orgogliosa. E' una linea sottile fra la sciatteria,
l'abitudine, la sicurezza e l'orgoglio, che passa per la parola consapevolezza.
Si sa, per istinto, diritto divino, nascita, eredità, sangue, illuminazione
celeste... si sa.
E' ciò che fa sapere che è giusto dire "I am the Divine Lady incarnated, I am.[...]"
Io Sono.
Io sono, so istintivamente cosa, ma non segue il resto, non ci sono le parole.
Questa acqua che respiro non è solo acqua. Nel 99% del tempo il mio cervello non
ci si soffermerà ma io so, senza bisogno di ripetermelo, che è più di due
particelle di idrogeno ed una di ossigeno, e anzi proprio perchè è questo
racchiude in sè la forza e la vita. So. Sento. Vedo. Capisco. Stadi, forme della
stessa cosa in fondo.
Forse poi non ci sono le parole adeguate, o si ricorre a immagini o lunghe
perifrasi. (O forse si, si sa e si comprende al tempo stesso. Non è
indispensabile, solo auspicabile.)
Ma non si doveva parlare del Cerchio?
In effetti l'ho fatto. Solo non in modo diretto.
Cosa è il cerchio? Quella cosa che si traccia per operare? barriera protettiva?
I più esperti diranno "il luogo fra i due mondi".
In effetti è tutto questo e molto di più. Il cerchio è ciò che unisce le cinque
punte del pentacolo, è il luogo dei punti equidistanti da una stessa origine.
Il cerchio è il mondo, il nostro mondo, la nostra casa.
Il cerchio è il branco, ma è anche l'unità, sè stessi in tutti i propri aspetti.
E' il tempo, la Ruota dell'Anno.
Il cerchio è la Vita, la Nostra Vita.
E la nostra è una vita dove i due monti si toccano, si sfiorano, si compenetrano
e si lasciano, una eterna battigia baciata dalle alterne maree, nè mare nè
terra.
Il cerchio è l'orizzonte, dove mare, terra e cielo si confondono.
Il Cerchio è Sacro e va protetto ed onorato.
Molte volte si è tormentati, tentati dal desiderio di condividere ciò che c'è di
bello o di difficile, ciò che ci impegna, con qualcuno. Ma prima di farlo
accedere nel Cerchio, pensateci bene, è un luogo Sacro.
Vi è mai capitato di portare qualcuno a osservare un pezzo della nostra città, o
della nostra casa, o un luogo particolarmente significativo, e trovare che non
sapesse provare lo stesso entusiasmo, non vedesse ciò che vedevate voi?
Quell'angolo, quella vista, quella emozione è Vostra è parte del Vostro cerchio.
Evidentemente l'altro non era pronto, o adatto, a entrarci.
E' questo il punto, uno dei punti almeno. Una persona può essere la migliore del
mondo ma non essere adatta ad una certa cosa. Lo sarà a mille altre ma non a
tutte. Anche questo è difendere il proprio cerchio.
Ciò che ci appartiene, che appartiene alla nostra vita, il nostro territorio, i
nostri affetti.
MIO è una parola chiave.
Il cerchio esige egoismo. Quando diventa il Mio fiume, il Mio albero, il MIO
mondo... altri lo chiamano altruismo. Non è vero, si può tenere solo a ciò che
ci appartiene, ciò che fa parte della nostra Storia, la Nostra Vera Storia.
Il che non vuol dire che si possa fare delle persone e delle cose ciò che ci
aggrada, se si fa male a una propria cosa è autolesionismo, se si è
autolesionisti non si rispetta sè stessi, ergo, si disonora il cerchio.
Ho conosciuto una persona che aveva fatto suo un angolo di mondo. Senza
pensarci, senza saperlo, era lì, sapeva tutto, si curava di tutto. Si è ammalata
mentre iniziavano a martoriare quel piccolo porto, e per me è stato il sentore
di un cambiamento.
Tutti si ricordano di questo uomo, di questo simbolo, è sparito qualcosa con
lui, il luogo non è lo stesso. Ha perso un po' del suo significato, ma non del
tutto, rimane nei ricordi, nel cuore, nella sottile commozione che prende alla
gola. La sua famiglia si trova a condividerlo, al suo funerale sono apparsi i
proprietari dei vari palazzi gentilizi. Non era particolarmente forte, o
appariscente, era una certezza, qualcosa che si dava per scontato, una parte del
paesaggio. Il suo cuore. Sapere che non sentirò mai più il suo saluto mi fa
male, quel posto è uno dei pochi dove mi senta a casa, e gli apparteneva. Quel
luogo è parte del Mio cerchio, in qualche misura anche lui ne era parte,
testimone di ciò che è perduto, di ciò su cui non posso agire; forse di un
degrado inevitabile. Sembra quasi una favola, un posto dove non arriva il
segnale tv, non arriva nessuna radio, fuori da un mondo che ora lo sta
raggiungendo, lo sta spolpando. Un luogo di visi come le pietre, aspro, aguzzo,
inadatto ai vacanzieri della domenica, chiuso a chi non sa guardare oltre la
prima impressione.
Genius Loci. Quando ho sentito queste parole le ho istintivamente (e
inappropriatamente) associate a lui. In un racconto dicevano che l'Aggia delle
colline ricorda ad esse cosa sono, le difende e le preserva.E che è importante
salvarla per ricordare ala terra cosa essa sia. Lui era questo. La terra gli
diceva cosa essere e lui ricordava alla terra ciò che essa era. Una unione
indissolubile. Reciproca.
Lo porto come esempio di ciò che vuol dire appartenere, trovare le radici,
esserci ancorati come un albero alla terra. Non si può volare se non le si
possiede, perfino uno spirito nomade come me ne custodisce un pezzo nel Suo
Cerchio.
Poi ci sono le persone. La propria Famiglia, anagrafica e non, c'è chi entra di
soppiatto, chi prepotentemente, chi esce, chi resta, chi è come una cometa e chi
come un ruscello cristallino.
Bisogna essere consapevoli di questo, perchè non è mai un legame "one way",
monodirezionale. Come sempre, privilegi ed obblighi. E valutazioni. Non tutti
fanno parte del Cerchio allo stesso modo, ci sono tante circonferenze di diverso
raggio, indubbiamente.
Si chiama cerchio la "congregazione" con la quale si Opera, con la quale si
"pratica l'Arte". E' vero. Ma coloro coi quali si collabora entrano nel nostro
campo personale, nel nostro territorio, nelle nostre vite, le influenzano e ne
sono influenzati. E' un livello delicato, è una zona che va protetta: è follia
definire qualcuno "sorellina" o "cuginetta" solo perchè fa pucchoso, perchè si è
amici e fa figo farlo, come lo è operare con persone che si consoce
sommariamente che magari "ci sono presentate come di fiducia".
Io non ho mai fatto mistero di essere solitaria di natura, salvo rarissime
occasioni non ho mai "lavorato" con qualcuno e quando è accaduto istintivamente
ci siamo solo presi una parte del lavoro ciascuno anzichè lavorare realmente
assieme.
Il che non vuol dire che sia meglio così, anzi, tante volte avrei voluto
qualcuno, avere conferme, poter condividere le mie esperienze. Quando l'ho
trovato, sebbene a livelli più "sottili" e diversi da quelli che si trovano ben
rappresentati nei libri, è stato una festa. O forse no?
Il Mio Cerchio è fatto per lo più di persone fisicamente lontane, che vanno e
vengono, o forse sono io che vado e vengo, ma che ritrovano sempre il Loro
posto, che sono Mie, se "allungo le antenne" le sento vicine, non sono sola. Ci
sono anche persone, creature, o come le si voglia chiamare, che non sono
esattamente materiali. Miei. Guardiani, maestri, guide, irrilevanti i titoli con
cui li si possa o debba appellare, hanno segnato il mio Cammino, mi hanno fatto
sperimentare sensazioni uniche, nel bene e nel male. Non sono costante come
meriterebbero, ma è anche questo il Mio Cerchio.
E guai, guai a chi tenta di ledere ciò che vi è dentro.
Pensate di cercare un cerchio? Avete mai lavorato in cucina con altri?
Può capitare che uno dice strettamente all'altro cosa fare, e tutto funziona
grosso modo. Che ognuno sappia cosa va fatto ed agisca indipendentemente curando
di sincronizzarsi con l'altro. C'è il caso in cui ognuno va più o meno per i
fatti suoi, tre persone fanno la stessa cosa tralasciandone altri, e il
disgraziato che ospita la cena di capodanno sia sull'orlo di una crisi di nervi.
C'è il caso in cui il re/regina della cucina fa mille cose e se qualcuno gli
tocca uno solo dei suoi intingoli sclera e lo rincorre con una mannaia. Esiste
anche il caso in cui due o più persone agiscono all'unisono, come un balletto
ben coordinato, interscambiandosi i ruoli senza bisogno di parole se non per
dire "ho già salato qui".
Ho visto gente che ci riesce, io non sono assolutamente capace, potrei rientrare
nel caso 1 (se non perdessi la pazienza sia nel dover attendere ordini per ogni
mossa, sia se devo darli tipo direttrice di un coro) e normalmente posso
arrivare, in caso di persone ben conosciute e con cui ci sia una certa
"abitudine" ed un certo feeling, nel caso due. Se poi pensate che il caso 3 non
esista, provate ad entrare nella cucina di certe signore... anche quando loro
non
sono lì.)
Ovviamente il mio esempio vale per qualsiasi lavoro di squadra e penso
che tutti abbiano sperimentato prima o poi il fastidio per l'amico/a
invadente che mette mani fra le proprie cose e lo sbalordimento per
quello che potrebbe uccidere perchè avete
temperato-la-sua-preziosissima-matita-col-temperino-sbagliato-e-poi-il-suo-posto-non-è-lì-ma-appoggiata-con-inclinazione-di-30,5°-rispetto-al-taglierino".
Ah, tanto per la cronaca, se appartenete all'ultimo tipo di persona, pensateci
molto molto bene prima di "operare" o anche solo condividere le vostre
esperienze. Sebbene l'immateriale sia sottovalutato, per cui l'argomento della
sua salvaguardia finisca immaginato solo a grandi linee, provate a riflettere
sul *perchè* dà o non dà fastidio che un altro usi le nostre cose (ci tengo?
perchè? perchè no? perchè provo questa cosa? cosa tollero? cosa no? perchè? E
poi avrete la risposta su come agire... forse.
Il Cerchio è il mondo, ed è anche il Tempio dell'Uno. Se non si sa salvaguardare
la propria individualità, le barriere attorno a sè, non ci si può espandere fino
a toccare gli altri, fino a ospitarli nella propria casa. Se gli ospiti vi fanno
sentire un estraneo inopportuno, allora si è sbagliato tutto.
Il Cerchio è anche questo: la Mia energia, il Mio tempo, le Mie priorità, i Miei
interessi, le Mie regole, la MIA morale.
Premessa all'esistenza della circonferenza è l'esistenza del suo Centro.
Trovare il Centro quindi, il punto di equilibrio, l'essenza, la parte fondante.
Come più persone si sono sentite dire "come puoi pensare di ospitare qualcuno
nella tua casa se è così fatiscente che ti cade in testa?"
Non mi dilungherò a spiegare cosa ne penso di tutti quelli che "sto così ma se
avessi qualcuno da amare andrebbe tutto a posto". La mia idea non cambia di
molto nemmeno
se la variante è "se avessi qualcuno con cui condividere il Sentiero ce la
farei". In effetti se mi dilungassi potrei essere molto acida, e dare fondo a
tutte le invettive a mia disposizione, per cui... dirò solo che sono persone da
tenere lontane mille miglia dall'Arte, e a svariate decine di kilometri dalla
Vita. Questo perchè sono buona e per salvaguardare loro stessi oltre a tutto il
resto del mondo, altrimenti l'eliminazione definitiva sarebbe la prima opzione.
Il cerchio è una difesa.
Il cerchio in realtà è un Confine.
Una cosa esiste perchè ha dei limiti, dei confini. I confini sono da sempre
segnati con punti riconoscibili, "porte" di accesso robuste e sicure o puramente
simboliche. Ci sono le mura della città antica come "gli ingressi" maestosi in
piena campagna, che ci si domanda sempre a che caspita servano visto che subito
accanto c'è un muretto di si e no mezzo metro.
Ci sono vari tipi di confini quindi, invalicabili, simbolici, osmotici. Pensiamo
all'unità base della vita, la cellula, ha delle membrane che la sorreggono, la
delimitano, la contengono, la proteggono. Membrane che fanno d filtro, da porta
di ingresso e di difesa.
Quindi si tracciare un cerchio è "vedere", "ricalcare con la materia" qualcosa
che si fa esistere anche dall'altra parte. Il luogo fra due mondi, fisicamente
un pezzo di stanza /di bosco /diquelcheè e "di là" luogo etereo. le prima volte
che uno prende l'abitudine di tracciarne uno ogni volta che va a dormire si
trova male quando viaggia, per l'abitudine a vedere in qualche modo le due
realtà coincidenti, dimenticando che in fondo il centro, il punto di contatto, è
lui.
Il cerchio è una difesa? certo ed è la più importante.
E' vero che si può creare una "zona sacra" dall'altra parte, nel piano
astrale/etereo/chedirsivoglia ? Si. La risposta è assolutamente si. Di solito lo
si fa "dove si arriva" ogni volta, diventa un punto fisso al quale pervenire,
dove lavorare, dove invitare la gente. Come lo si faccia ovviamente non lo
spiegherò qui, anche perchè è una di quelle cose che occorre "dimenticarsi di
non saper fare" o chissà forse che si impara a fare in modo innato quando è il
momento.
Per iniziare va benissimo la classica formula dei tre cerchi con tanto di
"guardiani delle 4 torri", i 4 elementi, chiamati a esserne guardiani (ecco,
bene perchè chiamarli tutti e 4? perchè guardiani? cosa simboleggiano?
perchè.... ohi mica siam qui per dare risposte, non scordiamocelo per favore) il
resto verrà da se una volta che ci sarà un po' di esperienza, un po' di
comprensione ed un po' di istinto.
La protezione funziona? Dipende. Da come la si fa, dalla causa del problema, se
si sono lasciate "vie di accesso" o meno, se si è pulita bene la zona prima di
chiuderla (altrimenti è utile come chiudersi a chiave col ladro in casa) insomma
da diverse variabili.
Esistono tanti tipi ed effetti? SI. Come li si ottiene/quali sono? Fatti vostri,
buona ricerca.
Può essere dannoso? SI. Se si fa un cerchio di chiusura troppo impermeabile,
troppo a lungo....... beh voi vivreste in un palloncino di 5x5m? No? perchè?
ecco bene....
Lo si può far tracciare ad un altro? No.
Si può ospitare qualcuno? Si, è questo il senso di farlo tracciare ad un altro,
ma ricordarsi "quanto sa di sale lo pane altrui" e muovere il ****...
E' veramente pericoloso superare il confine dello stesso mentre si opera?
Ora, dopo la dovuta risata, invito ad una analisi della cosa. Si lavora, si
mette una specie di "recinzione da campo" tipo quelle del bestiame, magari
elettrificata, è un po' come accendere delle lampadine, si muove energia, anche
solo per magnetismo qualcosa ne è attirato. Quindi quando lo si "apre" o lo si
"rompe" c'è il rischio che quel qualcosa cerchi di entrare.
MA. Ma non a caso la formula classica, quella che si trova in tutti i libri da
mille lire (ora un euro) e qualsiasi sito della domenica mattina è "il cerchio è
aperto ma mai spezzato etc etc..."
Perchè? che senso ha?
Per una volta rispondo (bugia) iniziando a dire che... è tutto uno sproloquio che
spiego che il cerchio è molto più dell'area dove si lavora, e più o meno tutto
un sito che ribadisco che le cose possono essere "più cose" allo stesso tempo,
anche se apparentemente (e razionalmente) sono realtà inconciliabili.
Siete capaci di salvaguardare il vostro cerchio dalle influenze esterne? Dalle
intrusioni? Dagli invadenti più-o-meno bene intenzionati? Di dire si quando è
necessario e NO quando serve? Di selezionare gente che può entrare?
Beh allora suppongo siate perfettamente in grado di salvaguardare il Cerchio, in
ognuno dei suoi aspetti e livelli.
In una casa può entrare pioggia da una finestra aperta al momento sbagliato, può
entrare un ladro se forza la porta, possono aleggiare delle malattie, ci possono
mettere un nido delle vespe, ma tutto questo non la rende meno una Casa, la
Propria Casa.
Quindi?
Quindi ci sono tante domande da formulare e cui rispondere, su cosa-renda-cosa
La Casa e cosa no, ad esempio, su cosa sia il cerchio e così via.
Quindi
Buon Lavoro.