SANTUARI DI ASCLEPIO

da: I Templi Greci  di Helmut Berve - Gottfried Gruben,  G. C. Sansoni Editore 1962 Firenze

 

breve premessa: il testo qui riportato (manualmente) proviene da un testo di  storia dell'architettura comunemente in uso presso alcune facoltà, che ha però il pregio di portare oltre alle descrizioni tipologiche ed artistiche  degli edifici anche particolari inerenti al culto ed alle leggende ivi connesse. Del resto nei templi greci la forma era sovente strettamente connessa alle necessità di culto. (troverete notizie presenti anche in altre pagine, è solo che ho riportato il testo integrale, per fornire una fonte prova di ogni manipolazione ed estranea all'ambito pagano

 

grande delizia degli uomini, tu che mitighi le aspre sofferenze,
sia lode anche a te, Signore! io ti prego col canto!
INNO OMERICO

 

Asclepio (Esculapio) nacque dalle nozze di apollo con Coronide, figlia del re di Tessaglia. Apollo fece uccidere la madre del bambino, che gli era stata infedele, da sua sorella Artemide, ma salvò il bambino e lo affidò alle cure del centauro Chirone, che gli insegnò l'arte medica. Ma quando Asclepio, divenuto maestro della medicina, osò richiamare in vita un morto, fu fulminato da Zeus, che contemporaneamente lo trasformò in dio. I suoi figli Macaone e Poldalirio presero parte come medici alla guerra contro Troia, e ancora in età storica le stirpi degli Ascleapiadi, soprattutto quella di Coo (che derivava da Ippocrate) si vantavano di discendere da lui. Nondimeno fino a tutto il V secolo, Asclepio è stato messo in ombra da suo padre Apollo, il possente e luminoso dio della medicina, e solo nella città tessala di Tricca è stato oggetto di culto particolare.  Solo più tardi, in un'epoca che aspirava a un più intimo contatto con gli dei, ed a una personale assistenza da parte di questi, i greci si rivolsero al medico divino, e il suo culto si diffuse a tal punto che dal IV secolo in poi, che noi abbiamo notizia di circa 200 santuari di Asclepio. Occupano il primo posto fra questa moltitudine quelli di Epidauro, nel nordest del Peloponneso, di Coo, un'isola posta presso la costa dell'Asia Minore a sud di Didime, e di Pergamo, che si trova all'altezza di Lesbo sul continente anatolico. Come la maggior parte dei recinti del dio guaritore, essi sono situati fuori delle città, in contrade salubri e ricche di sorgeni, e presentano caratteri comuni anche nella posizione naturale. 
In una valle tranquilla, a due ore di viaggio dalla città portuale di Epidauro sul Golfo Saronico, fu venerato d'apprima Apollo, che aveva preso il posto di un eroe indigeno di nome Maleate; e si continuò a rendergli onore, insieme alla sorella Artemide, anche più tardi, quando suo figlio Asclepio venuto da tricca aveva ottenuto nel IV secolo un grande santuario. Ciò che oggi suscita l'ammirazione del visitatore, il più bel teatro del mondo greco, allo stesso modo dello stadio e della palestra, non è in un cetto senso che un edificio accessorio, eretto appena al principio dell'età ellenistica per gli agoni musicali, che si erano aggiunti a quelli ginnici ed ippici risalenti al culto dell'eroe Meleate. Monumenti essenziali erano piuttosto l'area sacra, circondata da un muro, e specialmente l'altare ed il tempio di Asclepio ornato da sculture frontonali ove si trovava la statua criselefantina del dio bonario e barbuto; la fontana sacra coi lavatoi, nonchè grandi portici da riposo, in parte a due piani, dai quali il malato poteva rivolgere lo sguardo alla dimora del divino risanatore, e una costruzione rotonda (tholos) decorata con particolare magnificenza. Sia esternamente che internamente le parti erano fiancheggiate da colonnati; nel mezzo del pavimento una apertura lasciava scorgere il sotterraneo, consistente in cunicoli concentrici collegati da un passaggio. A che cosa servisse l'edificio è tutt'ora un enigma. Vi erano custodite le serpi, le bestie taumaturgiche di Asclepio? O il malato doveva percorrere quel labirinto per fruire dell'azione risanatrice del dio? Non lo sappiamo, così come non sappiamo quale fosse l' <<abaton>>, dove i malati si coricavano per immergersi nel sonno guaritore. Sembra che ve ne fossero parecchi. Ne sono indizio sia l'esistenza di un albergo di 160 stanze, sia l'abbondanza dei doni votivi che si accumulavano nel santuario. L'afflusso è continuato fino alla vittoria del cristianesimo, che travolse anche l'Asclepieion di Epidauro.
Nell'isola di Coo solo alla fine del IV secolo a. C., su una pendice a una certa distanza dalla città, fu costruito ad Asclepio un piccolo tempio ionico con un grande altare davanti. Prima, e dunque anche al tempo del celebre Ippocrate (450 circa-370) il dio taumaturgo Apollo e suo figlio erano adorati soltanto in un boschetto di cipressi. Nel II secolo i modesti edifici situati su un rialzo artificiale non bastavano più; si costruì allora più a monte una vasta terrazza, alla quale si accedeva dalla vecchia sede mediante una scala scoperta, interrotta da un'arcata. Là, in mezzo a una vasta corte alberata di cipressi e delimitata per tre lati da lunghi portici di riposo, si ergeva un tempio dorico in marmo. neanche qui mancava la fontana sacra, la cui acqua derivava da un impianto idrico facente capo a una fonte duecento metri più su.
Non siamo in grado di stabilire dove si svolgessero gli agoni ginnici e musicali coi quali si onorava il dio nelle Grandi Asclepiee, celebrate dal 253 in poi ogni quattro anni. Quanto alla festa del < Ritrovamento del bastone >, cioè del ritrovamento del bastone di Asclepio, che si rinnova ogni anno, essa era già in uso al tempo di Ippocrate, e sembra che si celebrasse d'apprima nel boschetto, poi nella corte dei cipressi. Ma l' Asclepieion di Coo ha goduto di alto prestigio nel mondo greco e romano a prescindere dalla sua importanza come luogo di cura o sede di feste. Il recinto sacro era pieno di doni votivi offerti da principi e da privati, di lapidi conteneti leggi profane e religiose o deliberate dall'assemblea. Poichè la sua inviolabilità (diritto di asilo) era riconosciuta per trattato in molti stati, e più tardi venne confermata dall'imperatore Tiberio, sia gli elleni che gli orientali vi depositarono i loro tesori. I terremoti, che un tempo funestavano l'isola, non hanno potuto pregiudicare la fama e l'attrattiva del santuario, che ancora in epoca romana fu ampliato con la costruzione di numerosi edifici.
Risale al IV secolo a. C. anche l'Asclepieion situato non lontano dalla città di pergamo; si racconta che il culto del dio vi fosse portato da un uomo che era stato curato e guarito da Epidauro. Il recinto costruito successivamente sotto il re di Pergamo,dove non si adorava soltanto Asclepio, il <Salvatore> (Sotèr), ma - come ad Epidauro -anche Apollo e la dea della salute Igea, oltre alla fonte sacra aveva anche altre fontane per le abluzioni e appositi locali per il sonno d'incubazione. Non trascurato, ma neppure arricchito durante i primi tre secoli di dominazione romana, fu splendidamente ampliato nel II secolo d. C., quando il desiderio di guarigioni miracolose si accrebbe di pari passo con le tendenze mistiche. Chi veniva dalla città per la Via sacra, allora fiancheggiata da arcate, attraversava una corte circondata da colonne, poi un arco pomposo, e infine entrava nella vasta piazza, che solo dal  lato di accesso non era chiusa da portici. Qui invece, sulla sinistra, si trovava un tempio rotondo simile al Panteon di Roma e consacrato a Zeus-Asclepio, poichè il potere del dio risanatore sembrava quasi a quello di Zeus. Un edificio rotondo con sei absidi, che sorgeva a poca distanza e che era di poco posteriore, serviva probabilmente, o almeno i suoi sotterranei, alle abluzioni e alle cure; difatti un lungo corridoio sotterraneo lo metteva in comunicazione con la fonte sacra, che occupava il centro dell'intero santuario ed era incastonata in una bella cornice architettonica. I locali vicini alla fonte, destinati al sonno curativo, furono poi ampliati, ma in complesso l'antico luogo di culto non subì mutamenti degni di nota. Invece dietro il portico settentrionale fu eretto un teatro, e alla sua estremità occidentale una biblioteca, istituzione che del resto non mancava nemmeno, in quel tempo, nelle grandi terme di Roma.
I tre santuari di Asclepio si differenziano sia per i metodi di cura, sia per l'epoca in cui fiorirono, e cioè: Epidauro nel IV secolo, Pergamo durante il tardo impero, Coo nell'età ellenistica. mentre Epidauro faceva assegnamento sull'operazione miracolosa, e in questo senso ricorda luoghi come Lourdes, a Coo, sede della celebre scuola medica, si procurava la guarigione mediante procedimenti medici veri e propri. Anche qui tuttavia era essenziale l'azione del dio; come il poeta canta ciò che gli hanno ispirato Apollo o le Muse, così il medico deve la sua arte ad Asclepio, che gli consente di individuare i sintomi del male e di prendere le misure idonee a debellarlo. Ma a Pergamo, dove al tempo della massima estensione del santuario viveva Galeno, il rinnovatore della medicina ippocratica, la guarigione miracolosa mediante il sonno o altri procedimenti fu sempre strettamente collegata al trattamento medico. Il retore Ellio Aristide, contemporaneo di Galeno, racconta non senza ironia come egli su comando del dio dovesse strofinarsi il corpo col fango della fonte sacra, fra le raffiche della tramontana gelata, correre tre volte intorno al tempio, poi lavarsi alla fonte, oppure, tutto coperto di fango, coricarsi in un portico invocando il dio. Altri due pazienti non resistettero alla cura; lo stesso Aristide guarì solo in capo a 13 anni, dopo aver ripetuto più volte la cura.

Se per il buon successo di un simile procedimento era di importanza primaria, accanto al metodo naturale, la credenza nella virtù taumaturgica di Asclepio, della quale tenevano conto anche i medici di Coo, ancora di più lo era per le guarigioni miracolose mediante il sonno, che erano praticate nei locali di incubazione del recinto di Pergamo, ma soprattutto ad Epidauro. Le abluzioni nella fontana sacra non servivano alla terapia, ma dovevano preparare il paziente, rendendolo ricettivo all'operazione del dio. Poichè chi invocava l'aiuto di Asclepio doveva essere puro nella mente e nell'anima nel senso della più sincera pietà, non meno che nel corpo. Prima di stendersi a letto in una camera chiusa e guardare nel sonno come il dio liberava il suo corpo dal male, egli aveva trascorso un certo tempo nei porticati con gli occhi fissi sulla dimora del dio. Al risveglio si sentiva guarito, o almeno, il dio gli aveva rivelato in sogno che cosa fare per guarire con sicurezza. Non c'è dubbio che in molti casi la malattia spariva o i suoi sintomi si attenuavano. Era la fede a determinare il miglioramento. Perciò per rafforzarla il santuario era seminato di iscrizioni, nelle quali l'ammalato poteva apprendere quali miracoli Asclepio avesse concesso a chi fidava ciecamente nelle sue virtù.
Per esempio si leggeva: < Nel sonno Pamfae vide un volto: egli sognò che il dio gli aprisse la bocca, gli tenesse spalancate le mascelle con un cuneo e gli asportasse dalla bocca l'ascesso che la stava corrodendo. Dopo di che fu guarito>. Il fanciullo Eufane, che soffriva di calcoli, dormiva nel sanatorio. Gli si presentò in sogno il dio e gli chiese: < Che cosa mi dai in cambio se ti guarisco?>. Egli rispose <Dieci palline>. Allora il dio rise, promettendogli di liberarlo dal male. Il mattino dopo era guarito. Andromaca, moglie di Aribba, venuta al santuario perchè desiderava figli, ebbe il seguente sogno: un bel fanciullo le toglieva di dosso la coperta e il dio la toccava co la mano. Dopo di che ebbe un figlio da Aribba. Un paralitico sognò, mentre era nel sanatorio, che il dio gli prendeva la mano, lo conduceva al focolare sacro, e gli comandava di scaldarsi al fuoco. Al levar del sole egli lo fece effettivamente, e fu guarito.
Accanto a racconti di questo tipo se ne registrarono altri nei quali si riconosce chiaramente l'effetto dello choc; per esempio una ragazza muta riacquistò la voce per la paura provata vedendo un serpente scivolare giù da un albero. Altre descrizioni ci inducono a pensare che il paziente venisse sottoposto ad una cura durante il sonno; per esempio un uomo ferito sotto l' occhio dalla punta di una lancia sognò che il dio gli facesse giocciolare nell'occhio il succo di un'erba curativa. Non è invece verosimile che nell'epoca a cui risalgono queste iscrizioni fossero realmente eseguite quelle complesse operazioni al ventre che alcuni malati raccontano di aver visto compiere al dio in persona. Fra l'altro si raccontava anche di guarigioni procurate dalle bestie sacre di Asclepio, soprattutto i serpenti, che avrebbero fatto scomparire il male leccando la parte ferita o staccando a morsi il bubbone.
In cambio del suo aiuto il dio chiedeva sacrifici e altre offerte. All'occasione, come risulta dalle iscrizioni sacerdotali a noi pervenute, Asclepio ammonisce i pazienti di corrispondere il compenso dovuto o addirittura, se questo viene negato, annulla la guarigione. Il più delle volte tuttavia dobbiamo ritenere che il risanato donasse con gioia il sacrificio dovuto, che preferibilmente consisteva in un gallo, come ricaviamo dal caso di Socrate, il quale ordinò di sacrificare un gallo ad Asclepio per la sua liberazione dal male della vita. Molti poi, secondo un antichissimo costume che ci è noto anche dai santuari cristiani, votavano al dio riproduzioni delle membra guarite, o piccoli dipinti che rappresentavano il salvataggio miracoloso. Chi era in grado di farlo, dimostrava la sua riconoscenza con preziosi doni votivi. Dei doni che erano esposti già intorno al 250 nell'Asclepieion di Coo, allora di proporzioni assai modeste, ci dà un'idea concreta il poeta locale Eroda in un colloquio che egli immagina svolgersi fra due donne di umile condizione. Esse si recano dal dio con un piccolo quadro votivo e contemplano le opere d'arte del santuario, fra cui un quadro di Apelle, facendo commenti ingenuamente realistici.
anche nei tempi che seguirono, nonostante l'affievolirsi della religiosità, rimase vivo in tutti i ceti, e non soltanto nel popolino, l'impulso di rivolgersi al divino risanatore per ottenere la guarigione. Sicchè i santuari di Asclepio, ampliatisi con nuovi impianti, conservarono la loro forza d'attrazione più di molti altri luoghi sacri pagani, tanto era indispensabile il dio che liberava dai tormenti fisici per mezzo dei suoi medici o per diretto intervento. Il II secolo d. C. poi, con la sua caratteristica reviviscenza del senso del mistero, ha consentito ad Epidauro un secondo periodo di fioritura; al santuario di Pergamo addirittura la fase del suo massimo splendore. Ma per molto tempo ancora, dopo quest'epoca, Asclepio è stato invocato dai suoi fedeli, in questi luoghi come a Coo, finché il Salvatore dei cristiani e i suoi apostoli taumaturghi non vennero a scalzarlo.